Viaggi nella Cittadella Radiosa

Orchidee della Montagna Invisibile

Atagua: Tepui Orchideo

La Cittadella Radiosa 8 min11 luglio 2026

Non si torna da Yongjing con la leggerezza di chi ha vinto. A casa gli elementali sono inquieti senza sapere di esserlo: la fiamma più bassa, l’acqua che esita. E la prima notte il sonno porta altrove: una foresta di montagna, la nebbia che chiude il mondo, addosso una veste che sa di rito. In due salgono in volo verso un canto che scende dalla cima, e lungo il fianco trovano acqua limpida che si guasta, orchidee dai baccelli gemelli, uno candido e uno nero, e una statua di pietra che si allontana quanto più le si va vicino. Nel canto affiora una parola, Sarire, prima che un fischio metallico e una sagoma gobba spezzino il sogno. In una fenditura di cristallo, per un istante, un serpente radioso e una cosa decrepita si contendono la montagna.

Al risveglio la sagoma è nel corridoio di casa. Gli elementali se ne vanno, per un po’, finché le cose non si sistemano.

Alla Casa della Convalescenza, intanto, Citlali si è alzata dal suo sonno senza fondo e ha camminato via da sola, e gli Ambasciatori del Fato l’hanno scortata su una Gemma della Concordia diretta ad Atagua. È lì che va il corpo che hanno preparato; è lì che vogliono far tornare Pazuzu, e insieme finirlo. Ma la Fiaschetta non si apre facilmente: fu Sholeh a sigillarla, col proprio sangue, ed è quello stesso sangue a incatenarla alla Cittadella: fuori, diventerebbe lei la porta del suo nemico. La sola che possiede la chiave non può usarla. Ne serve un’altra, e forse cresce proprio sulla montagna del sogno.

Atagua è sempre stata vicina alla Selva Fatata, e a un popolo che con essa, un tempo, aiutò a vincere quella guerra, per poi sparire senza lasciare traccia. La Libellula che li accompagna somiglia troppo a ciò che quel popolo custodiva; e ogni volta che quel nome viene pronunciato, su una di loro resta addosso una nostalgia che non sa spiegarsi. Non restano che una parola, una montagna che nessuna mappa registra, e una Gemma che punta là dove tutto converge.


Sarire

La Gemma della Concordia li deposita ad Atagua, e il nome affiorato nel sogno prende subito corpo: Sarire è uno zuccherificio, poco distante da Porto Panela. Lo raggiungono in fretta lungo il Camino Rojo, tra fenicotteri e piantagioni di canna, sotto un sole che non concede tregua.

Non c’è tempo per i convenevoli. Un luccichio ultraterreno deforma l’aria sopra la struttura, una pioggerellina d’argento che svanisce appena appare. Poi un urlo, uno schianto, il fumo che erompe dal tetto di paglia. L’interno è crollato in una dolina dalle pareti aride, come se la terra venisse da altrove; sul fondo, alcuni operai lottano per uscire mentre l’incendio percorre le colonne.

Dal fosso emergono due sagome bipedi e deperite. Nessuno le riconosce. La gente del posto li chiama sibilatori, esseri che sbucano dall’ombra fischiettando un motivetto mentre rapiscono gli incauti, ma pochi ne avevano mai visto uno. Questi sono venuti a divorare gli intrappolati. Il gruppo li affronta e li abbatte; poco dopo il capannone cede del tutto, e agli operai non resta che guardarlo bruciare.

Creatura emaciata dalla pelle grigia, con occhi bianchi luminosi e lunghe dita affusolate, dai contorni sfocati come se vibrasse

Quando il pericolo è passato, l’aria si lacera di nuovo. Un’onda argentata si apre nel vuoto e ne sbuca un’ara scarlatta, seguita dalla figura di una donna che si dimena contro il portale senza riuscire a passare. Si chiama Yarana. Fa in tempo a dire l’essenziale: Tepui Orchideo è sotto assedio, il guardiano Chimagua è sprofondato in un sonno letale, e se il grande spirito muore è la fine. Poi la spaccatura collassa con un suono di vetro rotto. Resta l’ara, Nene, che conosce la via al portale nei Llanos.

Donna dai lunghi capelli neri e la pittura gialla sul viso, in corpetto colorato e gonna chiara, che regge una lancia con un pappagallo rosso posato sulla spalla

Poco dopo arriva Alfonz, lo Zuccheraio: patriarca degli Zumdi, padrone di ogni campo di canna intorno a El Caparazón. Ascolta con attenzione ogni parola di Yarana, deride i sibilatori come storie per bambini, e apparta il gruppo per la sua offerta. Sul tepui, dice, crescono le orchidee fantasma, e il baccello bianco ha il potere di riportare in vita i morti. Ne vuole uno. Non spiega perché, ma qualcuno a lui caro se n’è andato, e desidera rivederlo.

Davanti a loro, adesso, una parola diventata luogo, un’ara impaziente di tornare a casa, e la strada per una montagna invisibile.


Le Pratovie

Nene fa da guida verso il portale, e la strada corre lungo le Pratovie, i ponti di legno e giunco che gli Ataguani mantengono tesi sopra i pericoli dei Llanos. Il viaggio è lungo due giorni, sotto il sole e la foschia.

A metà cammino un grido cala dall’alto: un grifone dalla testa d’avvoltoio piomba su un thri-kreen che arranca più avanti. Non gli lasciano il tempo di ghermire la preda: lo respingono con la forza e lo piegano con la voce, finché la bestia rinuncia e vola via a mani vuote.

Grifone con testa e ali d’aquila e corpo di leone, appollaiato su una roccia con gli artigli protesi

Il thri-kreen si presenta come Phik-Pik, mercante diretto a El Caparazón con un carico di carni salate; grato, li rifornisce e riprende la sua strada.

Guerriero insettoide dal carapace arancione, con antenne e quattro braccia, che impugna una lancia e una lama ricurva

Nene riconosce il paesaggio con emozione crescente. Oltre l’ansa del fiume, tra termitai grossi come lapidi presidiati da formichieri pigri e ben nutriti, l’ara si lancia verso un tumulo gigante dalla sommità piatta. Su un lato si apre una crepa dall’aria innaturale, larga abbastanza per passarci: un varco che non porta dentro il termitaio, ma altrove.


La cascata del sogno

Oltrepassata la soglia, i Llanos svaniscono. Al loro posto il profumo terroso della giungla, la nebbia che intorpidisce l’aria, e a pochi passi un pinnacolo che sale per centinaia di metri fino a sparire nella foschia. È Tepui Orchideo, la montagna che nessuna mappa registra. Un’imponente cascata ne scende lungo il fianco e sfocia in uno stagno coperto di melma grigia, l’acqua contaminata da una magia che corrompe ciò che tocca.

Cascata altissima che precipita da una parete rocciosa fra la nebbia, con una figura in vesti chiare e braccia aperte in piedi sulla riva verde e muschiosa ai suoi piedi

Dal bordo del bacino si erge una piattaforma di pietra con la statua di quarzo di un antico sacerdote elfo, le braccia tese. Uno spirito sembra parlare dalla scultura e offre benedizioni a chi si purifica nell’acqua. Ma la voce è troppo impaziente. Sono due ammantatori, aggrappati alla schiena e travestiti da ali. Si scoprono e attaccano. Non durano. Con i due a terra la statua si illumina di un debole bagliore tutto suo: il gruppo si ferma a guardarla, ma non la tocca, e prosegue.

Creatura simile a una grande razza dal dorso scuro, con occhi rossi, bocca irta di zanne e una lunga coda uncinata

Alla base della cascata scoprono un passaggio dietro il velo d’acqua. Su una sporgenza nascosta giacciono i resti di un elfo: nello zaino ammuffito un frammento di cristallo bianco, un pugnale del veleno e una pozione.

Cominciano a salire. Le pareti del tepui sono alte ma piene di appigli, e la scalata li porta in cima all’altopiano, dove la giungla si apre. Un ruscello fende il fogliame e precipita oltre l’orlo; una fessura lascia fluttuare un vapore basso e verde; e più in alto, arenato su una sporgenza, il relitto di un dirigibile che nessuno ha mai reclamato: radici sullo scafo, l’albero spezzato, brandelli di tela e corda.

Davanti a loro il canyon che si inoltra nel cuore della montagna. Nessuno vi è ancora sceso.


Gazzetta di Atagua

Mappa di Atagua: un anello di strade fra la savana con il monastero e la distilleria, i campi di canna da zucchero e il porto lungo il fiume Holroro a sud-est, e il portale per il tepui dell’Orchidea Fantasma a est

Cultura e società Atagua è una terra di praterie tropicali e foreste dense dove il potere è diffuso tra comunità sparse, collegate dalle Pratovie, le strade sopraelevate costruite dall’antico Popolo dell’Inondazione. I Dottori Verdi, un collettivo di guaritori-mistici, custodiscono le conoscenze della terra; la Cababa, guerrieri esploratori d’élite, pattugliano le vie e proteggono i viaggiatori.

Economia Cioccolato, zucchero, orchidee rare, resine profumate e frutti esotici sono le risorse principali. Il commercio è locale e basato sullo scambio: le orchidee del Tepui Orchideo, legate alla Selva Fatata, sono leggendarie e attirano cercatori da ogni civiltà collegata alla Cittadella Radiosa.

Creature e pericoli La selva fatata è viva in senso letterale. Spiriti silvani, piante senzienti, bulette e creature del Reame Remoto abitano i livelli più profondi della foresta e dei Llanos. Chi si allontana dai sentieri tracciati rischia di non tornare, o di tornare cambiato.

Feste e tradizioni La Fioritura è l’evento più atteso dell’anno: quando le orchidee del tepui sbocciano tutte insieme, le comunità si riuniscono per celebrare, commerciare e rinnovare i patti con gli spiriti della selva. Ogni fioritura è diversa, e ciascuna porta presagi che i Dottori Verdi interpretano per i mesi a venire.

Identità Atagua vive in simbiosi con la selva. Non la domina, non la teme: la ascolta. In un mondo dove tutto cresce, fiorisce e marcisce, la pazienza è la virtù più rispettata, e la fretta il pericolo più grande.