I caduti
La Cittadella Radiosa ha vinto, e ora deve rinascere. Tra le macerie i sopravvissuti si contano, si rialzano, e cercano i loro morti uno per uno.
Arayat è ferito, ma non si ferma finché non ha ritrovato l’ultimo dei suoi Opliti. Li seppellisce con tutti gli onori, uno accanto all’altro. Vicino a loro mette Ardrik, il monaco che non ha mai detto una parola ed è caduto per ultimo, davanti al demone. Nessuno sa quale preghiera avrebbe voluto. Arayat resta in silenzio, e gli altri con lui.
Barham Nasri conta i cacciatori di mostri che non torneranno. Dei cacciatori di draghi arrivati da Dayawlongon si salvano in pochi, e Paolo Maykapal non è tra loro. Il paladino venuto con Zybilna si riprende lentamente alla Casa della Convalescenza.
Kung e Nasa salutano Bisash con un addio che solo loro capiscono. Al Pasto Alimentale, la sera, il posto dove si sedeva lei resta vuoto.
Gli Ambasciatori del Fato danno a Citlali il funerale e il ricordo che le spettano.
L’ultimo saluto a Sholeh
Di Sholeh non è rimasto niente da seppellire. La Cittadella le dà comunque un funerale, alla Corte dei Sussurri, dove il primo giorno aveva aspettato il gruppo per affidargli una casa. Ci sono gli Araldi, gli Opliti, i mercanti dell’Anello del Commercio, i profughi del Palazzo dell’Esule. È la città di esuli che lei ha tenuto insieme per duecentocinquant’anni.
La fata rilegge il testamento ricomposto. «Vi ho scelti dal primo giorno.» Ripensa a quel primo incarico, a Siabsungkoh, e al modo in cui Sholeh parlava con loro, come se li conoscesse da anni.
Pochi giorni dopo, il tubo di ottone nell’ingresso di casa consegna un pacco da Akharin Sangar. Dentro c’è un biglietto di Laleh, scritto storto come sempre: la notizia è arrivata anche lì, e la città dove Sholeh era cresciuta la piange.
La polvere di ossidiana
Della paladina, nella Riserva, resta soltanto il cuore di ossidiana che portava sul petto, ridotto in polvere. Ha scelto la pace, oltre la porta, insieme ai compagni che l’aspettavano. Con lei se n’è andata anche la fiamma di Raki.
La fata raccoglie quella polvere in un sacchetto, e la tiene con sé.
La luce del Diamante
Al centro della Cittadella il Diamante Aurorale torna a splendere di una luce immensa, come mai prima. Le fratture restano, ma la pietra è solida e non vacilla.
Il Lamento Oscuro è sparito. Oltre l’ultima luce della città niente ulula più: solo la nebbia grigia del Piano Etereo, ferma.
La Fiasca, recuperata al tepui, viene spezzata davanti a tutti, nella Riserva degli Antenati. La fata l’ha portata con sé attraverso mondi e stagioni, per mesi senza sapere cosa contenesse. Adesso è solo un pezzo di ferro rotto, e non c’è più niente da custodire.
La mappa
Qualche settimana dopo la fata torna al Collettivo dei Cartografi. Jia Meng Mei tira fuori dall’archivio la mappa che lei le aveva consegnato tanto tempo prima, e la stende sul grande tavolo. La fata ci lavora un pomeriggio intero, terra per terra, per completarla.
Siabsungkoh, dove due bancarelle rivali stanno ancora una di fronte all’altra. San Citlán, dove un compagno si è gettato nel metallo fuso. Zinda, dove la Marcia del Vizio è ripresa come se niente fosse. Yeonido, dove un’apprendista ha provato a rimediare. Anisa, dove un principe timido ha trovato la voce. Tletepec, dove un ballerino tiene compagnia a uno spirito di fuoco. Shankhabhumi, dove una conchiglia sacra è tornata al suo tempio. Dayawlongon, dove un drago è morto tra le radici di un albero bruciato. Akharin Sangar, dove una ribelle è uscita dal suo cristallo. Djaynai, dove due spiriti hanno trovato pace. Yongjing, dove un drago vola di nuovo sopra la città. Atagua, dove Chimagua si è svegliato.
Su Divinafflato si ferma a lungo. Sulla carta c’è ancora, con le sue colline rosse e il lago Garbugliuncolo. Nella realtà c’è solo nebbia. Alla fine la lascia com’è.
Ashkarland
Una sera, dalla nebbia dove prima girava il Lamento Oscuro, arriva una Gemma sconosciuta. È di granato. Lo stesso giorno il Diamante Aurorale cambia colore, e prende un rosso scuro che nessuno ricorda.
La libellula di granato si stacca dalla spalla della fata e vola verso la Gemma. La fata la segue. A bordo c’è il popolo di Ashkarland, venuto dalla Selva Fatata: il popolo scomparso di cui avevano parlato gli elfi. Lo scopre presto: è la sua gente. La libellula che l’ha accompagnata dal giorno del baratto al Quieto Spirito è il loro incarnato. La Cittadella torna a essere un crocevia di mondi.
La fata, per anni, ha inseguito una sola domanda: cosa succede quando si muore. Adesso ha visto una porta di luce, e un’amica che la attraversava senza paura.
