Si separano, ognuno al proprio rifugio. Con questa notte si chiude anche la storia cominciata una decina di notti prima, il solito caso di gente finita nel posto sbagliato al momento sbagliato. Adesso non resta che lasciarsela alle spalle. Ma hanno visto e sentito troppo per restarne fuori.
L’erboristeria
Renée chiude a chiave la porta, non accende le luci. Di sopra la sorella dorme. Ognuno degli scaffali al suo posto, ognuno dei barattoli al suo posto, e per un momento è come se la notte fuori non ci fosse mai stata.
Nel negozio ci dorme di nuovo. La berlina scura che stava di là dalla strada non torna. L’uomo col fucile lo hanno chiuso in un sacco, la donna l’hanno caricata gli uomini di Frida.
Il ventre è ancora aperto dove è entrato il colpo della trappola, mezza schiena bruciata non si è richiusa col sangue di stanotte. Non fa male, c’è e basta.
La mente torna a Frida. Quel profilo lo aveva già visto in una delle sue prime visioni, la notte dell’Abbraccio. È quasi sicura che sia lo stesso volto.
Il bilocale di Joao
Joao poggia la borsa a tracolla sul tavolo e resta in mezzo alla stanza senza sapere cosa fare. Poi va alla finestra e la apre.
Sul telefono, in fondo alla chat, i due messaggi della notte scorsa sono ancora lì. Mark: devo vederti, da solo, ti dico io quando. Lo sconosciuto, da un numero che non ha nome: da Rosa a Rosa, da soli, senza Mark, ti dirò io dove.
Né l’uno né l’altro hanno più scritto, e lui non ha risposto a nessuno dei due. Fino a stanotte c’era l’Animale davanti a tutto.
Il rifugio di Syd
Syd chiude la porta e si siede al buio. Fuori qualche voce che sale dai cortili, un cane che abbaia in lontananza.
La notte scorsa il Nosferatu col cappuccio si è fatto vedere due volte, al campetto e poi alla chiesa. Di quello che gli ha detto restano due parole: fratello di sangue, guai.
Gli tornano da allora. Chi lo ha fatto Fratello, Syd non lo ha mai saputo, e quello si è fatto vedere solo adesso.
Case popolari, il rifugio di Marco
Marco è l’ultimo. Nel quartiere non c’è nessuno in giro. Appoggia la polaroid sul tavolo. La ragazza di sedici, diciassette anni, capelli corti, occhi vivi. È la faccia della donna di qualche notte fa, seduta davanti a lui in casa sua. Gli diceva che più nessuno l’avrebbe controllata.
La notte scorsa gli aveva scritto tre righe di fretta. Si sentiva seguita, lasciava Milano per un po’, avrebbe fatto sapere lei. E di non chiamarla.
Tira fuori il cellulare, cerca Tina B. in rubrica. Chiama.
Un clic, poi una voce registrata. «Il numero selezionato non è attivo.»

Fuori, il traffico non si ferma. Una sirena passa e si perde verso il centro. Il respiro basso e continuo di Milano. In fondo a tutto, un treno, molto lontano, scivola via nel buio.
