Seconda notte a Millbrook. Ieri avete visto i corpi, trovato il terzo morto e l’avete seppellito nel bosco. Stanotte tocca ai vivi: le famiglie delle due vittime che la città conosce.
Il piano è semplice. Siete agenti federali in borghese, avete i fascicoli di Webber da sventolare e nessun distintivo da mostrare. In un paese così piccolo nessuno ha mai visto l’FBI da vicino. Con un po’ di fortuna nessuno saprà riconoscerla.
Ore 19:30 - Millbrook, 27 Larkspur Lane
Notte del 18 ottobre 2019.
Lasciate il camper a un isolato di distanza. Parcheggiato davanti a una villetta si noterebbe da tutta la via, e gli agenti federali non arrivano in camper: se volete essere creduti, la recita comincia dal marciapiede. Il quartiere è residenziale, villette a schiera tutte uguali, qualche steccato bianco.

Juana gira sul retro. Cerca una colonia di gatti, un cane randagio, un topo, qualcuno a cui chiedere. Non c’è niente: a Larkspur Lane anche le bestie stanno in casa.
Gli altri imboccano il vialetto. A metà strada a Paul parte la solita voce.
La voce fuori campo di Paul
Ecco un altro caso che mi si para davanti. Un'altra porta, un'altra ricerca che forse andrà a vuoto. O forse no: forse stavolta verrà fuori un segno tangibile dell'Agenzia che mi perseguita da anni. Bussai.
Dietro la porta, qualche passo. Apre una donna, più giovane di quanto vi aspettavate, con la catenella tirata. Paul solleva i fascicoli: è la signora Drummer, la madre di Simon? Lui è Paul Clunie, agente federale, e vorrebbe scambiare due parole. Il suo taccuino passa davanti alla fessura, in fretta, per sembrare un tesserino. Come gioco di mano lascia a desiderare, ma Paul ha il tono di chi non ammette dubbi.
La signora resta un attimo in silenzio. Poi chiude la porta, e sentite scorrere la catenella.
Vi fa accomodare in salotto. Divani, le foto di famiglia, il figlio dappertutto. Una famiglia benestante, ordinata, senza ostentazione. Il padre vi guarda dalla poltrona come si guarda un problema: arrivate da fuori, non vi ha mai visti, e l’FBI in casa lo preoccupa più di quanto vorrebbe.
Paul spiega che sul caso lavora la polizia locale, con grande sollecitudine. Voi vi occupate d’altro: della rete di amicizie di Simon. Poi è Aileen a prendere in mano la conversazione. Per capire tutto il profilo di un ragazzo, dice, bisogna guardarlo senza pregiudizi.
Li convince. Le voci che girano, dicono, servivano solo a screditarlo. Simon era un ragazzo serio, a volte si arrabbiava, come tutti. Con la sua ex aveva litigato. Una volta, lo ha confessato lui stesso, si era fatto prendere la mano. Lo hanno obbligato a chiedere scusa, a lei e a tutte le persone con cui non era stato rispettoso. Era sanguigno, un po’ sopra le righe. Ma niente di grave.
Migliori amici, nessuno in particolare: tra lo studio e la squadra non gli restava tempo per molto altro. Carl Thrush lo conoscevano solo di nome. Interessi diversi, giri diversi. Il 12 ottobre era stato un giorno come gli altri, da quando era tornato a casa. La sera non è rientrato. Hanno pensato che fosse con gli amici.
Paul annuisce, comprensivo. «Comincia sempre così. Una passeggiata innocente, uno spinello per rilassarsi, e la tragedia è dietro l’angolo. Nella grande città ne sentiamo tanti, di casi così.»
Nel salotto cala il gelo.
La voce fuori campo di Paul
Avevo detto una parola di troppo. Rimediai come so fare io: entrai nelle loro teste e la cancellai.
Un battito di ciglia dopo, la madre sta ancora raccontando il 12 ottobre, come se Paul non avesse mai aperto bocca.
Chiedete di vedere la camera di Simon, e ve lo concedono.
Intanto Juana, fuori, studia le finestre che si accendono. Trova quella giusta e si arrampica. Nessun vicino la nota. Gli altri, appena entrati, vedono un’ombra muoversi dietro il vetro.
La voce fuori campo di Paul
Ed ecco che al protagonista giunse, inaspettato, un aiuto dall'esterno.
La signora resta sulla porta, poi vi lascia soli. In quattro vi dividete la stanza: sotto il letto, la scrivania, dentro e sotto i cassetti, ogni angolo del pavimento. È la camera più normale che abbiate mai visto. Quaderni di uno studente non proprio modello, un computer senza password che serviva per i compiti e per poco altro, coppe, premi, foto della squadra ai tornei. Nessun diario, niente di nascosto, nessuna collezione di capelli.
Juana trova un criceto e gli fa le domande semplici che un criceto può capire. Qualcuno entrava dalla finestra invece che dalla porta? A parte lei, no. Gli amici venivano qui? Juana gli mostra le foto di un annuario, ma un criceto le facce non le distingue.
Aileen cerca qualcosa dell’ex di Simon. Non c’è niente: né una foto né un biglietto.
Owen guarda i genitori più a lungo degli altri. Cerca cicatrici, e non ne vede. Cerca qualcosa nel loro sangue, l’aroma di una preda che faccia per lui. Non lo trova.
Quando la signora rientra a chiedere se avete trovato qualcosa, Juana è già uscita dalla finestra. Ringraziate. Vi farete sentire attraverso la polizia locale, che chiuderà le indagini. Ma non c’è niente di cui preoccuparsi.
«Vostro figlio era proprio un bravo ragazzo.»
Ore 20:40 - Millbrook, 1140 Ostrander Ave
I Thrush abitano poco lontano, e ci andate a piedi. Le case sono fatte con lo stampino. Da Webber sapete che questa famiglia non parla con nessuno. La luce è ancora accesa.
Vi fermate a guardarvi intorno: se c’è una vecchia alla finestra a controllare chi passa, può aver visto qualcosa. Ma l’unica cosa che capite è che stavolta i guardati siete voi. Nessuno vi fissa, eppure tutti vi tengono d’occhio. Un passante si ferma un momento più del necessario. Siete cinque, e insieme non passate inosservati.
Paul ricomincia a raccontarsi, e stavolta è diverso. La voce non è la sua solita, calma. È bassa, roca, quasi un ringhio, come se non fosse lui a parlare ma la fame.
La voce fuori campo di Paul
La strada mi guardava. Lo sentivo dentro, come una cosa che cresce.
Charles gli molla uno scappellotto. Paul si riprende e recita la sua parte: finge di sfilarsi qualcosa dal collo e di buttarlo via. Un dardo avvelenato, opera degli agenti dei suoi nemici.
Juana sparisce di nuovo verso il retro. Voi bussate.
Dalla porta, una voce d’uomo, grassa. Chi è? Cercate Carl Thrush. Chi lo cerca? «Ci deve dei soldi», risponde Paul. Silenzio. Poi, a voce alta: «Fuori dai coglioni, chiunque voi siate.»
Bussate più forte. «Apra, risolviamo la cosa.»
Dietro la porta, una voce di donna: cosa sta succedendo? Carl è morto. «Vammi a prendere il fucile, t’ho detto.»
Dal retro Juana vede una donna attraversare la casa, spaventata, e tornare con una doppietta. Dopo un paio di minuti la porta si apre di nuovo, con la catenella. Dalla fessura spuntano le canne del fucile.
Paul glielo toglie dalla testa. I creditori alla porta, i colpi, gli ultimi minuti: tutto sparito. Il signor Thrush si ritrova lì, col fucile fuori dalla porta, senza ricordare bene perché. Davanti a lui adesso c’è Aileen. Lui la guarda, e abbassa l’arma.
«Chi siete? Cosa volete?»
Lei gli spiega che state indagando su quello che è successo, e che una mano a ricostruire gli eventi farebbe comodo a tutti. Lui chiude, toglie la catenella, riapre. Il fucile resta in mano, e lui resta sulla porta.
«Non sembrate poliziotti di qua.»
In casa non si entra: è proprietà privata. Cosa sia successo a suo figlio dovreste dirglielo voi, che siete gli agenti speciali. I pacchetti da spedire, la roba di chimica: hanno bruciato tutto. Le amicizie di Carl? A volte qualcuno lo aggrediva. Litigi, urla, gente che andava e veniva, per questioni che vi lascia immaginare. Carl abitava qui dietro e pagava l’affitto puntuale. Dal loro punto di vista era uno splendido inquilino.
Ultimamente diceva che qualcuno lo seguiva. Paranoie, pensavano. Visto quello che gli girava intorno, qualche tossico che voleva qualcosa da lui.
Alla fine vi dice di fare pure un giro sul retro.
Juana, intanto, ha visto la madre uscire dalla porta di servizio, col telefono in mano. Non si è accorta di lei. È entrata nel garage in fondo al cortile, è uscita con un portatile ed è tornata indietro, chiudendo a chiave.
Vi ritrovate nel cortile, illuminato appena da qualche lampioncino da giardino. Il padre col fucile, la madre col portatile, voi. Juana resta nell’ombra e cerca la Bestia nel padre, per capire se vuole farvi del male.
«Là dove abitava Carl. Andate pure a controllare. Non troverete molto, agenti.»
Calca sulla parola. Non gli piacete.
Ore 21:10 - Il garage dei Thrush
Il garage è stato trasformato in un monolocale, e meglio di quanto vi aspettavate. Poca luce: la serranda, un paio di finestrelle a bocca di lupo, la porta di servizio con il vetro nella parte alta. Di sotto, quello che doveva essere il laboratorio: un bagno che è quasi un lavatoio, troppi lavandini, tavoli e piani di lavoro. Sopra, un soppalco con il letto. Il letto non è roba da poco.
Frugando trovate il suo registro. Non i fornitori: gli ordini. I clienti non hanno nome, solo sigle, ma le quantità parlano da sole: grammi, barrette, roba da consumo. Teneva anche i conti, e Owen fa due calcoli in fretta. Carl spendeva più di quanto incassava. Era bravo come chimico, molto meno come contabile. Mobili, divertimenti, quel letto: per uno che spendeva così, o c’erano entrate che nel registro non compaiono, o qualcuno con i soldi.
Owen cerca un cliente nuovo, comparso dopo il 13 ottobre. Non c’è: sempre gli stessi clienti abituali, quasi tutti puntuali.
Il portatile ve lo siete fatto dare. Paul ci si mette davanti e prova le combinazioni classiche, finché la password non salta. Dentro c’è più o meno la conferma di quello che avete già visto. La corrispondenza è normalissima. Quello che salta all’occhio sono le spese.
Copiate tutto quello che si può copiare.
Paul alza gli occhi dallo schermo e li posa sulla porta d’ingresso. Sul vetro c’è una tendina bianca, sottile. Quella tendina, e quello che si intravede attraverso, Paul li ha già visti: è la visione dell’obitorio, la strada che si riempiva di gente.
Attraverso la tendina si vedono dei bagliori rossastri.
In fondo alla via sta arrivando una folla. Torce, torce elettriche, una dozzina di persone almeno, mazze da baseball e fucili. Le luci del giardino mostrano che il cortile è vuoto: i coniugi Thrush non ci sono più. Sono in strada, davanti alla folla, e indicano verso di voi.

La premonizione era questa. Doveva capitare, prima o poi.
Aileen chiama Webber. Il telefono squilla a vuoto, e la folla è a una decina di metri.
Ore 21:35 - Ostrander Ave, la fuga
Scappate, ciascuno a modo suo, cercando di non farvi vedere.
Aileen si volatilizza. È già sulla strada prima che gli altri abbiano scavalcato la staccionata, e corre verso il camper. Gli altri scivolano via senza un rumore. Owen parte per ultimo, e inciampa in un nano da giardino.
«Eccolo là! L’ho visto!»
Lo hanno visto, e lo inseguono. Sgommate, motori, colpi di fucile. Ha la folla da una parte e i cortili dall’altra, e sceglie una direzione qualsiasi, purché non sia quella della folla. Corre. Le case sono tutte uguali, i vialetti si assomigliano tutti. Riesce a tenere a distanza chi lo insegue, e quando si ferma non sa più dove si trova.
Gli altri vedono arrivare il camper, guidato da Aileen di gran fretta, e ci saltano su al volo. Poi al volante passa Charles.
Owen prende il telefono per chiamarvi, e il telefono squilla prima. È Webber, che ha trovato una chiamata persa di Aileen. Owen gli dice che dai Thrush le cose sono andate storte: sembra che abbiano avvisato qualche amico. Webber lo sa già. In centrale arrivano chiamate strane, c’è una folla inferocita che cerca delle persone. Ha paura che la cosa sfugga di mano.
Mentre parlano, accanto a Owen rallenta un’ambulanza, a luci spente. Webber vi aggiornerà. Owen riattacca.
Chi guida non ha per niente l’aria di un paramedico.
«Buonasera. Marcus vorrebbe fare due chiacchiere con voi. Dove sono gli altri quattro? Lo so che siete in cinque.»
Ore 21:50 - Millbrook, l’ambulanza
Owen sale. Vi chiama, vi spiega più o meno dov’è, e vi date appuntamento.
Lungo la strada prova a far parlare l’autista. Lavora per Marcus, e Marcus vuole conoscervi. Più di questo non dice. Avete interessi in comune, e non avete niente di cui preoccuparvi.
Quando il camper arriva, l’ambulanza è parcheggiata ad aspettarvi. Nessun ospedale nei paraggi, nessun paramedico intorno. Dal posto di guida, accanto a Owen, l’autista vi fa un cenno: sui trentacinque anni, capelli corti e neri. Scende e si presenta: si chiama Anthony. Owen gli presenta voi.
Andate a conoscere il capo.
Ore 22:10 - L’ufficio di Marcus
Si entra dal retro. Sul davanti la casa è buia, finestre e vetrate chiuse dalle tende. Dietro c’è un ufficio al pianterreno, con la luce accesa. Un piccolo ingresso, un corridoio, una porta che si apre.
L’ufficio è abbastanza grande per starci tutti. Scrivania, qualche libreria, qualche vaso di buon gusto. Sembra lo studio di un osteopata. Dietro la scrivania siede un signore distinto sulla quarantina, vestito bene, sobrio senza essere elegante.
Sa che siete arrivati ieri, e sa perché. Vi chiede scusa per la fretta e viene al punto: a Millbrook c’è probabilmente un serial killer, e lui vuole il suo sangue.
Lo frenate subito. In che rapporti è con Sam? Nessuno. La conosce, si conoscono, ma non hanno rapporti. Voi lavorate per Sam, e per lui no. «È solo uno scambio di favori», dice.
Gli spiegate come stanno le cose. Il vostro incarico è indagare, non uccidere. Se dovete portargli il sangue di qualcuno, prima dovete sentire Sam.
Marcus non si scompone. Non è il primo a voler morto l’assassino, e sa benissimo cosa fare. Ma un sangue così non va sprecato. Un estimatore come lui sa apprezzarlo.
Paul si scusa: non sapevano che questa città fosse il suo dominio. Non lo è, risponde Marcus. Qui, come sapete benissimo, il dominio è della Camarilla. Lui è semplicemente un imprenditore autonomo, si fa gli affari suoi e non dà fastidio a nessuno. Ma visto che siete qui, perché non scambiarsi qualche favore? Se trovate l’assassino e gli portate il suo sangue, sarà ben lieto di esservi amico.
Juana lo osserva per tutto il tempo, e cerca la Bestia dentro di lui. Non trova ostilità. Per ora.
Gli chiedete di più: un appoggio, e non solo per sopravvivere. Gli raccontate quello che vi sembra. Uno è morto in modo violento, e poteva farlo chiunque, perfino un lupo mannaro. L’altro è stato prosciugato fino all’ultima goccia, ed è per questo che viene il dubbio che sia uno di voi. È per questo che Sam vi ha mandati qui.
Nel discorso, a Owen scappa che i fascicoli sono tre. Il terzo morto doveva restare un segreto: lo avete seppellito apposta. Juana prova a coprirlo: quali tre? Ne avete solo due, quelli della polizia. Non è convincente, e Marcus se ne accorge. Allora Aileen decide di giocare a carte scoperte: c’è stata un’altra vittima.
Marcus sorride. La polizia non ne sa niente, quindi. E la mano è la stessa. Allora c’è davvero un serial killer, e lui il suo sangue lo vuole. Paul accetta lo scambio e chiede in che forma: una fiaschetta, una boccetta? Anche intero, risponde Marcus, se vi riesce. Al resto ci pensa lui.
«È un piacere avere degli amici come voi in città.»
Aileen gli fa notare che il camper non è il mezzo migliore per girare in città. Una macchina ve la procura lui, e il camper lo può far sparire.
Un’ultima cosa. I vostri rapporti sono puramente commerciali. Il suo nome non deve uscire dalle vostre bocche, in nessun caso.
Prima di andare Marcus vi offre qualche sacca di plasma, e vi toglie un po’ di fame. Owen non beve: il suo palato non si accontenta di un sangue qualsiasi.
Ore 23:00 - Le telefonate
L’ambulanza se n’è andata. Squilla il telefono di Owen: è Anthony, per la macchina. Vi chiamerà lui, probabilmente domani sera.
Da casa Thrush è passata più di un’ora. Il telefono squilla di nuovo, ed è Webber. Lo mettete in vivavoce.
La folla vi ha mancati. Ma una folla così non torna a casa a mani vuote: era uscita per prendere un mostro, e un mostro doveva trovarlo. Se non poteva avere voi, andava bene chiunque. Ha scelto il bersaglio più facile di Millbrook: Harry Lloyd, uno che è finito sulla cronaca locale, uscito di galera dopo una condanna per omicidio. Stava provando a rifarsi una vita.
Hanno fatto irruzione in casa sua e gli hanno somministrato un po’ di buona vecchia giustizia di strada.
Harry Lloyd non è morto. È in coma. Ufficialmente, un incidente.
Aileen chiede se ci sono novità da parte di Sam. Nessuna, ma quello che sta succedendo non le piacerà.
Fra voi c’è chi protesta: una folla inferocita, non è colpa vostra, non vi era mai capitato. Webber vi racconta come è cominciata. Era in una tavola calda quando è arrivato un tizio dell’officina del paese: c’era uno strano camper in giro, cinque persone che facevano domande nelle case dei morti. Può coprirvi ancora un paio di giorni, al massimo. Poi le indagini dovrà aprirle.
E c’è una cosa che non gli torna. Non sa se a dare nell’occhio siete voi, o se c’è dell’altro.
Paul ce l’ha, la risposta. C’è qualcosa fuori controllo, qualcosa che agita le acque e ha portato l’attenzione di qualcuno proprio qui, sulla contea di Haskin. Organizzazioni extragovernative, arrivate fin qui a darvi la caccia.
Webber non fa in tempo a rispondere. Vi mette in attesa: un’altra chiamata, urgente. Qualche minuto di musichetta, poi torna in linea.
Hanno trovato un altro cadavere, e stavolta sarà difficile che non dia nell’occhio. Scena del crimine in un albergo della città, già transennata, un gran casino: hanno chiamato anche la scientifica. Webber non può avvicinarsi, ufficialmente lavora su altro. Ci andate voi, allora. Occhio, vi avverte: intrufolarsi non sarà facile.
Del morto non sa nemmeno il nome. Ha saputo poco, al volo. Sembra che sia stato trovato anche il portiere di notte, e non ha capito se i corpi sono uno o due. L’albergo è il Wexler.
Aileen chiede se almeno la città si è calmata, adesso che la folla ha avuto Harry. Per il momento sì, risponde Webber.
«Ma non so se questo capro espiatorio basterà. Adesso che hanno avuto il loro colpevole è saltato fuori un altro morto, forse due. Non resteranno tranquilli. Non fatevi beccare, questa volta.»
Ore 23:45 - Wexler Hotel
Le luci della polizia si vedono già a duecento metri. Un paio di volanti, il palazzo tutto illuminato, l’ingresso principale chiuso e transennato.
Lasciate il camper in un parcheggio a gettoni lì vicino e girate sul retro. Lo spiegamento di forze non è quello di una grande città: entrate dalla porta di servizio senza problemi.
L’albergo ha quattro o cinque piani. Al pianterreno c’è un po’ di movimento, il primo piano è tranquillo. Al secondo vi affacciate al corridoio: due agenti piantonano una porta. Ai piani di sopra non c’è nessuno. Sono solo quei due.
Ragionate su come levarveli di torno. Paul ha già scelto chi deve farlo.
La voce fuori campo di Paul
In tutti questi anni, nella mia lotta costante contro le trame dell'Agenzia, il mio paladino si era dimostrato forte e valoroso. Era venuto il momento.
Poi propone anche un diversivo: una finta chiamata via radio, come se i colleghi li volessero al piano di sotto. Alla fine si fa prima.
Aileen prova a raggiungere la stanza piantonata da fuori, lungo il cornicione. Non ci riesce, e deve tornare indietro. Charles e Juana vanno dritti sui due agenti di guardia alla scena del crimine. Juana si trattiene: con le mani che si ritrova, li ucciderebbe. Una spallata, e la testa del primo sbatte contro il muro. Uno spintone, un piede messo al posto giusto, e anche il secondo va giù.
È stato facile. Troppo, forse. Vi siete mossi con una coordinazione che non ricordavate di avere, come se l’aveste già fatto. Gli agenti sono a terra, privi di sensi. Avete qualche minuto.
Aprite la porta.
La stanza non è a soqquadro. Un po’ di disordine, ma nessun segno di colluttazione. C’è un corpo a terra.
Non è il corpo che vi cattura lo sguardo. È la parete.
Qualcuno ci ha scritto, col sangue:
5 × 5
Cinque per cinque.
Le iridi si stringono. Qualcosa, dietro i vostri occhi, sta cominciando a mettersi a fuoco.

Seconda notte a Millbrook. I Drummer hanno un figlio da ricordare come un bravo ragazzo, e voi li avete lasciati fare. Dai Thrush è arrivata la folla, e i Thrush l’hanno indirizzata verso di voi. Carl spacciava, spendeva più di quanto guadagnava e diceva che qualcuno lo seguiva. Il camper non è più un segreto.
Harry Lloyd è in coma al posto di qualcun altro. Un Fratello che si dice imprenditore autonomo vuole il sangue dell’assassino, e adesso sa che i morti sono tre. Al Wexler ce n’è un altro, forse due, e sul muro un messaggio scritto per qualcuno.
Cinque per cinque. E voi siete cinque.
