Una mattina come tante
Il sole è sorto da poco. La città ha già ripreso i suoi ritmi: bancarelle aperte, scale piene, mercanti che gridano. Hyppolita ha dato appuntamento a Norik alla locanda della Gilda degli Avventurieri di Cima della Scogliera, per discutere l’infusione di una nuova arma. Al tavolo si uniscono anche Kae’ryn e Mork. Hanno già lavorato insieme tutti e quattro.
L’oste, arrivato per prendere le ordinazioni, accenna distrattamente a un fenomeno osservato all’alba: uno sciame di luci nel cielo, simili a stelle cadenti. Mork non sa fornire spiegazioni. Non ha mai visto nulla di simile. Kae’ryn, invece, riconosce subito il segno: Celestian le sta parlando.
Altrove, nel negozio di antichità, Mei supervisiona l’arrivo di una fornitrice. Le merci vengono scaricate dalla capitana di una nave sconosciuta e dai suoi due manovali. È routine.

Il cataclisma
La prima scossa è improvvisa.
La terra trema, tutto si arresta per un istante. Subito dopo, una seconda scossa, più violenta, attraversa Sharn. Gli edifici iniziano a cedere, le strutture si spezzano, e il panico dilaga. La popolazione si riversa nelle strade mentre frammenti di palazzi precipitano e ponti collassano.
Poi arrivano loro.
Dal sottosuolo emergono enormi radici cristalline, che spezzano pietra e metallo e si protendono verso il cielo. Non sono naturali. Non sono casuali. La loro comparsa getta il terrore tra gli abitanti della città.
Nel negozio, la capitana non esita.
«È il momento di levare l’ancora e salpare. Ci vediamo al porto. Ho posto per te.»
Detto questo, si allontana con i suoi uomini. Mei decide di seguirla.
Riunione nel caos
Nel caos delle strade devastate, Kae’ryn, Hyppolita, Mork e Norik si ritrovano davanti al negozio di Mei. Non per una missione della gilda, ma per necessità.

Le radici cristalline continuano a emergere, distruggendo tutto ciò che incontrano. Tra le radici sciamano creature di liane e cristallo. Si attaccano a chiunque capiti loro a tiro e ne succhiano via la vita.
Mei riferisce l’invito della capitana. L’unica via di salvezza è il porto.
La corsa verso il porto
Corrono. Crolli alle spalle, macerie sotto i piedi, creature cristalline che sciamano a ogni isolato. Ogni strada chiusa è una deviazione obbligata.
Quando la via termina bruscamente, davanti a loro si apre il vuoto: il porto è centinaia di metri più in basso. Non c’è alternativa.
Si lanciano.
Norik lancia una corda. Mork apre le membrane alari. La caduta rallenta. Toccano i moli stremati ma interi.
Elaina e Traevus
Al porto li attende Elaina, la capitana della Moondancer.
«Hai portato amici, Mei? Bene. Benvenuti a bordo.»

Non c’è tempo per rilassarsi.
Traevus e la sua banda pretendono la nave. Norik è più veloce: una rete ferrata antisommossa li blocca a mezzo passo. Il fuoco di Mork chiude la partita. Si arrendono.
Elaina li ferma.
«Non meritano la morte.»
Rivolta al suo equipaggio:
«Fate salire a bordo quanti più sfollati possibile.»
Poi, a Traevus:
«Avete un debito con noi. Lo ripagherete lavorando a bordo. Oppure potete restare qui.»
Il decollo
Mollano gli ormeggi in fretta. La città, poco a poco, smette di tremare. Le radici cristalline, ormai estese fino alle nuvole, si fissano nella loro forma definitiva.
Sharn è ancora in piedi, ma ridotta a un ammasso di edifici spezzati.
«È il momento di prendere quota, Flapjack!»
esclama Elaina.

La Moondancer si solleva dall’acqua, dapprima lentamente, poi con decisione. Il porto si allontana. Le urla si spengono. Il cielo inghiotte la nave.
Il mondo visto da lontano
Mentre la nave si allontana, vedono il loro mondo dall’esterno per la prima volta.
Sulla superficie corrono enormi fratture luminose. Dalle crepe emergono colossali radici cristalline, intrecciate come un reticolo innaturale, che avvolgono interi continenti e si estendono verso l’atmosfera, alcune oltre.
Quando la distanza aumenta, le radici restano visibili come cicatrici luminose sulla superficie del mondo, finché Sharn e tutto ciò che conoscevano scompaiono nella vastità dello spazio.
