Il drago del picco Gugliaghiacciata

Benvenuti a Phandalin

L'arrivo al villaggio di frontiera

Costa della Spada, Phandalin 2 min 3 settembre 2022

Le case di legno di Phandalin si stringono lungo una strada battuta come animali intorno a un fuoco. Dietro i tetti, il Picco Gugliaghiacciata taglia l’orizzonte — una lama di roccia e ghiaccio che nessuno guarda a lungo senza provare un brivido.

Qui arrivano Elfeder, Tiamantha e Arcibaldo, attirati da voci di lavoro e promesse di fortuna. Trovano un villaggio che cresce, ma cresce storto: miniere riaperte in fretta, rovine lasciate marcire alle porte, e un silenzio strano ogni volta che qualcuno pronuncia la parola drago.

Il villaggio e le prime voci

Phandalin è un luogo che vuole credere in sé stesso. Il borgomastro distribuisce incarichi, i mercanti alzano i prezzi, i minatori scendono all’alba e risalgono al tramonto. Ma tra una conversazione e l’altra emergono crepe: orchi avvistati sulle colline, un tempio da cui nessuna spedizione è tornata, ombre che si muovono dove non dovrebbero.

Gli avventurieri ascoltano, osservano, e accettano il primo incarico disponibile.


Il tempio abbandonato

Il sentiero verso il tempio si fa stretto e silenzioso. L’aria cambia: l’odore di terra bagnata lascia posto a qualcosa di acido, come pietra bruciata.

All’interno, corridoi crollati e simboli profanati raccontano una storia che nessuno a Phandalin vuole sentire. Quello che doveva essere un sopralluogo diventa uno scontro. Le creature che infestano il tempio non sono casuali — sono il segno di qualcosa di organizzato, di qualcosa che ha messo radici nella regione.


Una perdita inattesa

Lo scontro lascia il segno. Non tutti ne escono indenni.

Una perdita improvvisa cambia il peso della missione. Non è più un incarico dalla bacheca del borgomastro. È il primo momento in cui il gruppo comprende che il pericolo qui è reale, che le scelte hanno conseguenze, e che la morte non aspetta che tu sia pronto.


Ritorno a Phandalin

Il ritorno è carico di silenzi. Phandalin continua la sua vita quotidiana — il fabbro batte il ferro, i bambini giocano nel fango — ignara o forse rassegnata ai pericoli che la circondano.

Con il calare della notte, le luci si spengono una a una. Lontano, tra le montagne, il vento porta con sé un presagio gelido.

Qualcosa osserva dal picco. Qualcosa che ha tutto il tempo del mondo.