Viaggi nella Cittadella Radiosa

Dinastia sepolta

Yongjing — Rovine della Dinastia Yun

La Cittadella Radiosa 9 min 24 maggio 2026

Tornati nella Cittadella Radiosa dopo Djaynai, i personaggi non aspettano la convocazione degli Araldi: questa volta è una vecchia conoscenza a cercarli. Jia Meng Mei è una cartografa della Gilda dei Cartografi, in contatto con il gruppo da tempo — da quando uno di loro è entrato a farne parte — e vista la loro fama li vuole al proprio fianco.

Li riceve nella sede della Gilda, un edificio che pare un tempio della conoscenza: sale silenziose, scaffali fino al soffitto, un grande archivio di mappe nel cuore dell’edificio. È piccola, due bacchette d’avorio sormontate da elefantini nei capelli, occhiali rotondi, una calma che sembra appartenere a qualcuno molto più vecchio di lei. Stende le carte sul tavolo, parla del Grande Xing come una guida turistica. Poi, quando restano soli, abbassa la voce.

Al suo paese i sovrani sono straordinariamente longevi grazie ad antichi rimedi tradizionali: è così che il Grande Xing si assicura stabilità e continuità, e prospera. Ma qualcosa si è inceppato. La longevità dell’attuale Imperatore di Giada bianca non è più garantita, e lo sanno in pochissimi.

Jia è una cartografa, qui. Al suo paese è un Fantasma Imperiale — un agente — e su questa faccenda intende vederci chiaro. Ha già preso contatto con la Gran Segretaria Wei Feng Ying per farsi accompagnare da supporto esterno: occhi che non siano legati alla corte. Tocca al gruppo.


Yongjing

La Gemma della Concordia si attiva e li deposita a poca distanza dalle mura di Yongjing. L’arrivo alla porta meridionale è ordinato: servitori, controlli misurati, una città che funziona come un orologio con troppe ruote. Il colloquio con la Gran Segretaria avviene in un ufficio interno del ministero — pareti laccate, tè, una cortesia che non è gentilezza.

Mentre Wei illustra la spedizione che ha in mente, Jia cambia sotto i loro occhi: scioglie le bacchette dai capelli, ripone gli occhiali, e quando si presenta di nuovo non è più Jia Meng Mei. È Lu Zhong Yin, studiosa schiva, archeologa di palazzo. Sarà lei ad accompagnare il gruppo nella Città antica, sotto la Sala del Merito.


La Città antica

Il passaggio si apre dietro un muro sbriciolato nel seminterrato. La muratura oltre la breccia è di secoli più vecchia dell’edificio che la sovrasta: sono le rovine della Dinastia Yun, la città sepolta sotto Yongjing molto prima che gli Xing salissero al trono. Si scende.

L’otyugh che presidia il primo corridoio non attacca: gli gettano qualcosa da mangiare e si lascia oltrepassare.

Poco più avanti trovano Lu Gong, imprigionata da secoli in uno specchio dell’intrappolamento vitale: era la sposa dell’Imperatrice Nube di Montagna, ultima sovrana della Dinastia Yun, che ve l’aveva rinchiusa perché non invecchiasse mentre lei inseguiva la vita eterna. La liberano. Parla soltanto un dialetto antico della lingua locale: ogni sua parola passa per Lu Zhong Yin, che traduce.

Nella camera da letto adiacente li aspettano degli zombi. Si trascinano incontro al gruppo, lenti e ostinati, ma lo scontro dura poco: cadono uno dopo l’altro senza impensierire nessuno.

Recuperato l’oggetto che permette di spostare il trono, scendono nel vano sottostante. I redivivi a guardia del passaggio — magistrati Yun sepolti vivi sotto il trono per vegliarne i tesori — cedono dopo uno scontro breve.

Nel nascondiglio trovano tre pozioni dorate. Poi il crollo: la via del ritorno si chiude in una valanga di pietre.

Interrogata tramite Lu Zhong Yin, Lu Gong dice che forse esiste un’altra via. Raggiunge un giardino sotterraneo, si siede, medita. Si apre un portale.


I guerrieri di giada

Oltre il portale, la tomba: una camera esagonale venata di giada. A terra, cadaveri in ogni stato di decomposizione — chi è arrivato qui prima di loro.

Prima che accada altro, nell’aria si forma l’immagine illusoria di Wei.

«Il vostro servizio è molto apprezzato, avventurieri. Ma avete imparato giusto quel tanto che basta per diventare pericolosi. Non permetterò che la nostra grande nazione precipiti nello stesso caos della Dinastia Yun. Se avete ultime volontà, mettetele per iscritto: le recupereremo e faremo il possibile per onorarle dopo la vostra dipartita.»

Poi esita, e l’immagine vacilla.

«Zhong Yin, non verrò a riprenderti come previsto. Mi dispiace.»

L’immagine svanisce. Questa sala è la trappola con cui Wei elimina chi considera una minaccia. Per Jia è un tradimento: anche lei doveva essere recuperata, e invece viene condannata con il resto del gruppo. Da quel momento è del tutto dalla loro parte.

Una dopo l’altra, dalle alcove si staccano le statue di giada — sei in tutto, una per ciascuno degli animali sacri — e si fanno avanti.

Non si vince abbattendole: l’unica via d’uscita è il portone sul fondo, chiuso da sigilli magici. Il gruppo si spezza — chi tiene la prima linea, chi cerca di forzare i sigilli. È breve, ma carico di tensione. Una statua è gestibile, due anche; tre cominciano a mettere a dura prova, quattro sono impegnative, cinque insostenibili, sei impossibili. Ma proprio mentre stanno per sfondare le difese del gruppo, i sigilli del portone si attivano: il battente si apre, e le statue rientrano composte nelle alcove.


Il drago d’oro

Oltre la porta, un tunnel pieno di oggetti, scartoffie, dossier: rapporti di agenti imperiali sullo stato del regno, agenti di cui poi si sono perse le tracce. Più in là, una caverna. Alchimisti imperiali al lavoro: tentano di ricavare dal prigioniero la Benedizione perduta. E in fondo, incatenato da vincoli runici, un drago d’oro. Era stata Wei a farlo catturare: il “rimedio tradizionale” della dinastia non si era esaurito da solo — la sua fonte era lì, in catene.

Gli alchimisti notano Lu Zhong Yin e chiedono spiegazioni. Mentre la conversazione si avvelena, uno del gruppo capisce cosa fare: scivola nella caverna, si nasconde dietro la mole del drago e comincia a forzare i lucchetti delle catene.

Gli alchimisti se ne accorgono. Addormentano di colpo Lu Zhong Yin e Lu Gong, poi si scagliano sul gruppo senza pietà — come se impedire la liberazione del drago fosse, in quel momento, l’unica cosa che conta.

Lo scontro è breve. Appena i lucchetti cedono, il drago — indebolito, ferito, ma ancora terribile — fa scempio dei suoi carcerieri. In pochi istanti gli alchimisti non ci sono più.

Quando torna la quiete, parte delle forze gli rifluisce. Ringrazia i suoi liberatori, racconta chi è, da dove viene, cosa gli è stato fatto. Poi assume forma umana e con il gruppo cerca una via d’uscita: una galleria che sbuca nello sgabuzzino sul retro del teatro dell’opera imperiale.


Sorpresa per il pubblico

Sul palco c’è un’opera in corso. Il gruppo e il drago la interrompono. L’Imperatore di Giada bianca è nella tribuna d’onore.

Il drago parla per primo. Non si limita a denunciare la Gran Segretaria: ricorda alla città cosa ha fatto per lei nei secoli, e cosa non tollererà più.

«Per secoli ho vegliato su Yongjing. Sapete cosa sono stato per voi. Quello che mi hanno fatto quaggiù non accadrà mai più.»

Poi riprende forma draconica e si leva in volo, sbriciolando il teatro dietro di sé. Non per fare vittime: per dare una lezione che Yongjing non dimenticherà. Per qualche secondo la città trema sotto i piedi di chi la abita.

I documenti recuperati nel sottosuolo arrivano sul tavolo dell’Imperatore. Sono inequivocabili.


La Segretaria

L’Imperatore dispone che Wei si presenti a difendersi. La guardia imperiale la scorta al cospetto del trono. Lei si ferma a pochi passi dal sovrano. Poi scoppia in una risata fragorosa, sciolta, che non è la sua. Si dissolve in un’esplosione di fumo nero. Le guardie più vicine cadono morte sul colpo.

Non era Wei. O non era solo Wei.


Congedo

L’Imperatore congeda il gruppo. La mattina seguente li riceve in udienza privata e mette le cose in chiaro: la vera Gran Segretaria è stata trovata morta. Era stata uccisa e sostituita già da tempo — qualcuno ne aveva preso il volto, la voce e la carica, ordendo la congiura al posto suo.

Poi chiede silenzio sul segreto della longevità dinastica e, in cambio, offre una ricompensa.

Accettano. Yongjing continuerà a credere che il suo Imperatore sia eterno, e il segreto resta sepolto — come la Città antica che lo custodiva.

Resta però un dubbio che il gruppo non dice ad alta voce. Quella non era una semplice congiura di corte: una maschera indossata per anni, il fumo nero, la discordia coltivata nel cuore di un impero stabile da secoli. È lo stesso disegno che li segue ovunque vadano, da quando Pazuzu si agita nella sua prigione. Abbattere una cospirazione non basta, se la mano che la muoveva continua a spargere instabilità in ogni terra legata alla Cittadella Radiosa. Yongjing è salva — ma è solo l’ultima di una lista che si allunga.


Gazzetta di Yongjing

Cultura e società Yongjing è la gloriosa capitale del Grande Xing, retta dalla Dinastia Xing il cui Imperatore di Giada bianca governa da decenni grazie a un antico segreto di longevità. La città pullula di studiosi, burocrati, artigiani e artisti: la cultura valorizza erudizione, calligrafia, poesia e rispetto per gli antenati, mentre il Consiglio Ottadico governa gli otto ministeri con ordine meticoloso.

Economia Seta, giada, tè e porcellana sono le merci più pregiate. I campi di riso terrazzati nutrono milioni di sudditi, mentre le rotte commerciali attraversano fiumi navigabili e passi montani sorvegliati; il Pesco di Giada bianca è il simbolo stesso della prosperità imperiale.

Creature e pericoli I draghi non sono leggenda a Yongjing: sono alleati storici, consiglieri ancestrali e, se traditi, nemici implacabili. Sotto la città moderna giacciono le rovine della Città antica, dove antiche trappole magiche, spiriti delle dinastie scomparse e creature misteriose attendono chi si avventura troppo in profondità.

Feste e tradizioni Il Festival delle Lanterne Imperiali celebra il legame tra la dinastia regnante e i draghi protettori. Processioni, fuochi d’artificio e tornei poetici si alternano a riti più segreti nelle cripte sotto il palazzo, dove la linea tra cerimonia pubblica e cospirazione di corte è sempre stata sottile.

Identità Yongjing vive nella tensione tra tradizione e cospirazione. Ogni dinastia promette eternità, ma le rovine lungo il fiume ricordano che anche gli imperi cadono — soprattutto quando qualcuno dimentica il prezzo del patto originale.