Atto 1: Semi della distruzione – Capitolo 3

Con due navi ora operative, la Moondancer e la falena stellare proseguono verso la Roccia di Bral. Norik mantiene il controllo del nuovo vascello xaryxiano, seguendo la rotta indicata da Elaina.
È dalla coffa della Moondancer che parte il segnale.
Contatto a prua. Oggetto alla deriva.
Pochi istanti dopo, anche dalla falena stellare la sagoma diventa visibile.
Il nautiloide
Nel vuoto galleggia una massa spiraliforme.
Un nautiloide.
Lo scafo mostra segni evidenti di combattimento. Parti dell’armamento esterno risultano danneggiate o mancanti. La nave è immobile.
Sul ponte della falena stellare, uno degli hadozee osserva la sagoma e mormora:
«Mind flayers…?»
Kae’ryn avverte un brivido, anche se non ne capisce il motivo.
Attraverso il timone della Moondancer, Flapjack si concentra. C’è attività telepatica a bordo. Debole. Confusa. Non la pressione mentale tipica di un illithid.
Elaina annuisce dopo aver ascoltato il flumph.
«Se ci fossero mind flayers, saremmo già sotto attacco.»
Dalla Moondancer parte un segnale luminoso codificato.
Avvicinamento con cautela.
Perlustrazione rapida
Le due navi rallentano e si allineano al relitto. La distanza si riduce fino a entrare nell’involucro d’aria del nautiloide.
Elaina è chiara: «Saliamo, controlliamo, recuperiamo ciò che può avere valore. Niente esplorazioni inutili. Non restiamo qui abbastanza a lungo da diventare noi un bersaglio facile.»
Norik corregge la rotta della falena stellare, mantenendola pronta a manovrare in caso di emergenza.
Il relitto li attende, immobile.

Il salto
Mentre Norik inizia a manovrare la falena stellare per accostarsi alla breccia nello scafo del nautiloide, Hyppolita non aspetta.
Con un cenno rapido, si lancia oltre il parapetto.
Attraversa il breve tratto di vuoto e atterra pesantemente sulla superficie organica del relitto, poco sopra la lacerazione nello scafo. L’impatto è saldo, controllato.
Non è sola.
A pochi passi da lei, fermo sulla prua da battaglia, c’è un ragazzo. Sporco di sangue. Vestiti strappati. Lo sguardo smarrito.
Si fissano per un istante, entrambi sorpresi.
Il relitto non era deserto.
Benoto Kralazar
Il ragazzo abbassa lo sguardo e cambia versione, con voce più bassa.

«Io… non facevo parte dell’equipaggio. Ero un prigioniero dei mind flayers. Non ho visto chi ha assaltato la nave. Mi sono nascosto quando ho sentito combattere.»
Dice di aver sentito urla, metallo che colpiva metallo, poi silenzio. Da allora è rimasto lì, senza sapere chi fosse ancora a bordo.
Hyppolita lo osserva per un momento, poi estrae una razione e una borraccia.
«Mangia.»
Benoto afferra il cibo con entrambe le mani e lo divora senza esitazione. Beve a lunghi sorsi, come se non avesse toccato acqua da giorni.
Quando rialza lo sguardo, il tremore sembra meno evidente.
Poi si mette a seguirli.
La stiva
Scendendo verso i ponti inferiori, l’odore cambia.
La stiva è ingombra di casse rovesciate, barili spaccati, provviste sparse sul pavimento organico. Tra i detriti, giacciono altri corpi.
Pirati umani, in avanzato stato di decomposizione. Alcune strane creature aracnidi con un anguilla al posto della testa. Le ferite sono sempre le stesse: morsi circolari, profondi, ripetuti.
Tra le casse si intravedono anche barili di cervelli conservati in salamoia, rimasti intatti.
Non è stato un combattimento ordinato.
Il cadavere nella stiva
Tra i corpi ammassati nella stiva, uno attira l’attenzione di Kae’ryn.
Non per le ferite.
Per il volto.
Tra i cadaveri c’è un githyanki. Lineamenti affilati, pelle giallastra, tratti duri. È identico a lei. O quasi.
Kae’ryn si immobilizza.
Un ricordo le attraversa la mente. Non un’immagine chiara. Una sensazione. Addestramento. Metallo contro metallo. Un cielo che non è quello del suo mondo.
Ricordi che non ha mai vissuto.
Accanto al corpo, ancora stretto nella mano irrigidita dalla morte, c’è uno spadone d’argento. La lama è sottile, bilanciata in modo diverso da qualsiasi arma comune. Non sembra un’arma abbandonata: sembra custodita.
Kae’ryn si china e, quasi senza pensarci, la raccoglie.
Nel momento in cui le dita si chiudono sull’elsa, altri frammenti balenano nella sua mente. Discipline marziali. Voci severe. Un giuramento pronunciato in una lingua che riconosce ma non ricorda di aver imparato.

La sensazione svanisce in un battito.
La lama resta tra le sue mani.
Le celle
Mei, Hyppolita e Mork scendono verso il blocco celle. Tra sbarre organiche divelte e porte spalancate recuperano alcuni oggetti rimasti intatti: equipaggiamento di buona fattura, una lama dall’aura sottile, piccoli manufatti ancora intrisi di potere residuo.
In fondo al corridoio, però, una cella è ancora chiusa.
All’interno, una creatura immobile e vigile.
«Non disturbatemi. Non sono vostra nemica. Andate via.»
Benoto interviene subito. «È uno dei pirati. È pericoloso. Eliminatelo.»
La creatura non reagisce all’accusa. Si limita a fissarli.
L’imboscata
Succede in pochi attimi.
Mentre l’attenzione è tutta rivolta alla cella chiusa, Benoto smette di parlare.
Un battito di ciglia.
Non è più accanto a loro.
Un sussurro attraversa il corridoio, direttamente nella mente.
Dalla cima della scala compaiono quattro creature. Corpi vermiformi, segmentati, privi di arti veri e propri. La pelle è umida, tesa su una muscolatura sottile che si contrae con movimenti a scatto. La testa è larga e appiattita, dominata da una bocca circolare irta di piccoli denti concentrici.

Si muovono sollevandosi e ricadendo, con un controllo inquietante del proprio corpo.
In testa al gruppo c’è Benoto. Il suo volto è immobile, lo sguardo freddo.
L’attacco è immediato.
Un impulso psionico colpisce come un martello invisibile. La pressione si insinua nella mente, tentando di confondere e rallentare. Le creature avanzano coordinate, alternando morsi improvvisi a scariche mentali che cercano di spezzare la volontà.
Sono avversari sconosciuti. Nessuno sa cosa siano. Nessuno sa come combattano.
Ma il gruppo regge l’impatto.
Nel corridoio stretto delle celle, tra pareti organiche e luce instabile, uno dopo l’altro gli aggressori vengono abbattuti. Anche Benoto cade, colpito finché smette di muoversi.
Solo allora il suo corpo si deforma.

La pelle si tende, le ossa si ricompongono in una struttura diversa. I lineamenti umani scompaiono.
Benoto torna alla sua forma originale.
Anche lui era una di quelle creature.
Dopo lo scontro
Il corridoio torna silenzioso.
Mork si concentra, lasciando che i sensi arcani scorrano lungo le pareti organiche del nautiloide. Cerca tracce residue di incantesimi, meccanismi nascosti, anomalie. Individua alcune aure deboli: oggetti abbandonati nelle celle e tra le provviste, manufatti che conservano ancora un’energia latente.

Mei si muove nel resto del ponte con metodo rapido e preciso. Controlla cabine, compartimenti secondari, nicchie aperte durante il combattimento. Recupera ciò che può avere valore o utilità.
Intanto sopraggiunge Elaina, seguita da alcuni membri dell’equipaggio della Moondancer. Hanno già iniziato a rastrellare le scorte rimaste intatte nella stiva: casse di viveri, barili ancora sigillati, materiali riutilizzabili.
«Prendiamo il necessario e non restiamo oltre,» ordina con calma.
Il timone scomparso
L’esplorazione conduce fino alla cabina di comando.
Il trono dello spelljammer non c’è più. Al centro della sala resta solo la base circolare, con i supporti organici spezzati e chiari segni di rimozione forzata. Non è stato distrutto in battaglia: è stato portato via con precisione.
Nei compartimenti superiori vengono comunque recuperati altri oggetti di valore e strumenti ancora funzionanti.
Poi, dalla Moondancer, arriva un segnale luminoso d’allarme.
Qualcosa si sta avvicinando.
Il ragno nello spazio

Mentre il gruppo rientra verso le rispettive navi, una nuova sagoma emerge oltre il campo di asteroidi: un vascello dalla forma di un gigantesco ragno, zampe ricurve e corpo centrale massiccio, lanciato a tutta forza verso di loro.
Elaina lo riconosce subito. «Neogi! Pirati aracniformi. Pericolosi. Possono avvelenare corpo e mente.»
Le due navi si riallineano in fretta. L’equipaggio corre alle postazioni.
«Armi cariche. Pronti a sparare!» poi, rivolta ai personaggi: «Gli elfi astrali non sono le uniche minacce nello spazio aperto.»
La distanza si chiude rapidamente. Quando entrano a portata di catapulta, entrambi i lati aprono il fuoco.
Fuoco incrociato
I colpi di balista si susseguono senza sosta, alternati alle catapulte.
La falena stellare viene colpita per prima. Lo scafo di cristallo vibra, una sezione laterale si incrina, alcune strutture cedono. Il Nightspider continua ad avanzare.
Poi anche la Moondancer viene raggiunta. Il legno scricchiola sotto l’impatto, frammenti volano nello spazio.
Il ragno, però, sembra più resistente. Il suo scafo scuro assorbe diversi colpi prima di mostrare danni evidenti. Nonostante questo, anche il Nightspider viene centrato più volte.
Gli attimi si dilatano.
In pochi istanti la nave aracnide è a poche decine di metri. Sta per compiere l’ultimo balzo.
Norik tenta una manovra disperata per sottrarre la falena stellare alla traiettoria d’abbordaggio. Hyppolita stringe l’alabarda. Mork comincia a recitare parole arcane. Mei, stocco alla mano, cerca un punto favorevole per un agguato. Kae’ryn abbassa lo sguardo e mormora una preghiera a Celestian.
Sul ponte del Nightspider, i neogi sono pronti a saltare.
Poi due impatti scuotono l’enorme scafo aracnideo.
Due massi da catapulta lo colpiscono in pieno.
Subito dopo, una raffica di dardi da balista sfreccia nella stessa direzione.
L’intervento

Dal buio arrivano due galeoni spaziali.
Sulle fiancate si leggono i nomi: The Incorrigible e The Stalwart.
Le due navi si dispongono ai lati del Nightspider, aprendo il fuoco con precisione coordinata. Le loro manovre sono esperte, studiate per tagliare la ritirata e spezzare la carica.
Il ragno viene colpito più volte in rapida successione. Lo scafo cede in alcuni punti, una zampa strutturale si franttuma.
I neogi non tentano l’abbordaggio.
Virano bruscamente e si ritirano verso il campo di asteroidi.
I soccorritori
Le due navi alleate rallentano e si portano a distanza di sicurezza.
Dalla Incorrigible parte un segnale luminoso di identificazione. Poco dopo, un’imbarcazione minore si stacca dallo scafo e si avvicina per stabilire contatto.
Il comandante si presenta come membro della flotta mercantile e militare che pattuglia le rotte attorno alla Roccia di Bral. Hanno intercettato il combattimento e sono intervenuti per impedire ai neogi di razziare altre navi.
Non è un gesto altruista.
È una questione di ordine nelle rotte commerciali.
Verso la Roccia di Bral
Dopo un rapido scambio di informazioni e verifiche sull’identità della falena stellare — la presenza di una nave xaryxiana non passa inosservata — le due navi offrono scorta fino alla Roccia di Bral.
«Meglio arrivarci sotto protezione,» comunica il comandante della Stalwart.
Le tre navi si dispongono in formazione.
La sagoma della Roccia di Bral inizia a prendere forma all’orizzonte stellato, enorme e irregolare.
Il viaggio continua, ora sotto scorta.
