Atto 1: Semi della distruzione – Capitolo 1

Una mattina come tante si trasforma in un evento che cambia tutto.
Mentre Sharn viene squarciata da un cataclisma incomprensibile, un gruppo di individui senza un piano comune è costretto a fuggire, lasciandosi alle spalle il proprio mondo.
Quella che inizia come una lotta per la sopravvivenza diventa il primo passo verso qualcosa di molto più grande.
Una mattina come tante
La giornata a Sharn è iniziata senza presagi evidenti.
Il sole è sorto da poco e la città ha ripreso i suoi ritmi abituali: affari, incontri, piccole abitudini che scandiscono la vita quotidiana.
Hyppolita, l’agilissima giff guerriera, ha dato appuntamento a Norik, geniere mezzelfo, alla locanda della Gilda degli Avventurieri di Cima della Scogliera, per discutere l’infusione di una nuova arma. Al tavolo si uniscono anche Kae’ryn, la sacerdotessa githyanki, e Mork, arcanista hadozee: volti familiari, legati da precedenti collaborazioni.
L’oste, arrivato per prendere le ordinazioni, accenna distrattamente a un fenomeno osservato all’alba: uno sciame di luci nel cielo, simili a stelle cadenti.
Mork non sa fornire spiegazioni. Non ha mai visto nulla di simile.
Kae’ryn, invece, riconosce subito il segno: Celestian le sta parlando.
Altrove, nel negozio di antichità, Mei supervisiona l’arrivo di una fornitrice. Le merci vengono scaricate dalla capitana di una nave sconosciuta e dai suoi due manovali. È routine. Niente lascia intendere che quella normalità stia per finire.

Il cataclisma
La prima scossa è improvvisa.
La terra trema, tutto si arresta per un istante. Subito dopo, una seconda scossa, più violenta, attraversa Sharn. Gli edifici iniziano a cedere, le strutture si spezzano, e il panico dilaga. La popolazione si riversa nelle strade mentre frammenti di palazzi precipitano e ponti collassano.
Poi arrivano loro.
Dal sottosuolo emergono enormi radici cristalline, che spezzano pietra e metallo e si protendono verso il cielo. Non sono naturali. Non sono casuali. La loro comparsa getta il terrore tra gli abitanti della città.
Nel negozio, la capitana non esita.
«È il momento di levare l’ancora e salpare. Ci vediamo al porto. Ho posto per te.»
Detto questo, si allontana con i suoi uomini. Mei decide di seguirla.
Riunione nel caos
Nel caos delle strade devastate, il destino riunisce il gruppo: Kae’ryn, Hyppolita, Mork e Norik si ritrovano davanti al negozio di Mei. Non per una missione della gilda, ma per necessità.

Le radici cristalline continuano a emergere, distruggendo tutto ciò che incontrano. Creature composte di liane e frammenti cristallini iniziano a sciamare per le strade, afferrando chiunque riescano a raggiungere per prosciugarne l’energia vitale.
Mei riferisce l’invito della capitana. L’unica via di salvezza è il porto.
La corsa verso il porto
Il gruppo avanza tra crolli, macerie e nuovi scontri con le creature cristalline. Le strade sono spezzate, i percorsi interrotti. Ogni deviazione è una scelta forzata.
Quando la via termina bruscamente, davanti a loro si apre il vuoto: il porto è centinaia di metri più in basso. Non c’è alternativa.
Si lanciano.
La caduta è rallentata grazie all’ingegno di Norik e alle capacità naturali degli hadozee. Raggiungono il porto stremati, ma vivi.
Elaina e Traevus

Al porto li attende Elaina, la capitana della Moondancer.
«Hai portato amici, Mei? Bene. Benvenuti a bordo.»
Non c’è tempo per rilassarsi.
Trevus e la sua banda avanzano e pretendono di sequestrare la nave. La risposta del gruppo è immediata: Norik immobilizza gli avversari con una rete ferrata antisommossa, mentre Mork scatena il fuoco costringendoli alla resa.
Elaina li ferma.
«Non meritano la morte.»
Rivolta al suo equipaggio:
«Fate salire a bordo quanti più sfollati possibile.»
Poi, a Trevus:
«Avete un debito con noi. Lo ripagherete lavorando a bordo. Oppure potete restare qui.»
Il decollo
Gli ormeggi vengono mollati in fretta e furia. I preparativi sono concitati mentre la città, poco a poco, smette di tremare. Le enormi radici cristalline, ormai estese fino alle nuvole, si stabilizzano.
Sharn è ancora in piedi, ma ridotta a un ammasso di edifici spezzati.
«È il momento di prendere quota, Flapjack!» esclama Elaina.

La Moondancer si solleva dall’acqua, dapprima lentamente, poi con decisione. Il porto si allontana. Le urla si spengono. Il cielo inghiotte la nave.
Il mondo visto da lontano
Mentre la nave si allontana, i personaggi vedono il loro mondo dall’esterno.
La superficie del pianeta è segnata da enormi fratture luminose. Dalle crepe emergono colossali radici cristalline, intrecciate come un reticolo innaturale, che avvolgono interi continenti e si estendono verso l’atmosfera, alcune oltre.
Il pianeta è ancora vivo.
Ma è stato colpito.
Quando la distanza aumenta, le radici restano visibili come cicatrici luminose sulla superficie del mondo, finché Sharn e tutto ciò che conoscevano scompaiono nella vastità dello spazio.
Il loro mondo è rimasto indietro.
E qualcosa lo sta consumando.
