Le colpe degli avi

Yeonido — Città del Giudizio

Dopo l’eccesso luminoso di Zinda, il ritorno alla Cittadella Radiosa ha un tono diverso. La distanza tra un viaggio e l’altro si accorcia, ma la stanchezza resta, come se ogni missione lasciasse un segno che non si rimargina del tutto.

Sholeh convoca il gruppo in una sala silenziosa. Spiega che a Yeonido qualcosa si è incrinato: uno spirito ha ripreso forma e la nebbia che diffonde non uccide soltanto. Cancella. Ricordi, legami, colpe.

Per questa missione viene assegnata al gruppo Anthea, giovane elfa apprendista maga. L’entusiasmo che mostra stona con l’urgenza della convocazione, ma Sholeh non commenta. La Gemma della Concordia si accende e, quando la luce svanisce, Yeonido è già vicina.

La città che non ricorda

Yeonido appare ordinata e impeccabile: mura eleganti, tetti laccati, strade pulite. A uno sguardo più attento, però, emergono le anomalie. Una foschia leggera aleggia sui viali e molte persone si muovono come in automatico, ripetendo gesti quotidiani senza la presenza piena di ciò che sono.

È Kun Ahn-Jun, magistrato dalla presenza discreta, a intercettare il gruppo. È l’unico a descrivere con precisione ciò che sta succedendo: porta un anello che protegge la mente e preserva i suoi ricordi dalla maledizione.

«La nebbia cade, la gente muore, e poi… dimentica» ammette con vergogna. «Io ricordo. Ma nessuno mi crede.»

Ahn-Jun indica tre punti chiave: un cantiere nel quartiere della Tigre, il Parco dei Saggi, e il negozio di tè nel quartiere della Fenice. Anthea ascolta in silenzio, prendendo ogni parola come un appiglio.


Tracce nei quartieri

Nel quartiere della Tigre, tra impalcature e alberi abbattuti, gli avventurieri trovano i segni di incidenti ripetuti. La nebbia compare e scompare, e la paura ha convinto molti operai a lavorare senza parlare. In un piccolo santuario nascosto emerge un primo frammento: una lanterna dal lume innaturale legata al nome di Dae Won-Ha. Pronunciandolo, la fiamma reagisce, come se riconoscesse qualcosa rimasto troppo a lungo in silenzio.

Nel quartiere della Fenice, il “negozio di tè” di Bi Chin-Hae è pieno di tazze appese alle pareti, ognuna con un nome inciso. Il proprietario parla volentieri finché la conversazione non sfiora la nebbia. Tra centinaia di tazze, ne emerge una con lo stesso nome: Dae Won-Ha. È un secondo segno, e conferma che qualcuno è stato cancellato senza essere davvero sparito.

Il filo conduce ai giardini di Yung-Gi, fratello dell’ex regina Yung-Soo. Il dragonide, consumato dal rimorso, confessa di aver manipolato il merito delle imprese di Won-Ha per attribuirlo alla sorella, cancellando la magistrata dalla storia ufficiale. Dal suo cassetto più nascosto estrae un amuleto d’oro opaco inciso con quel nome.

Quando il gruppo lascia i giardini ha tre pegni: una lanterna, una tazza, un amuleto. E un nome che Yeonido ha provato a dimenticare.


Mezzanotte al Parco dei Saggi

Le tracce portano al Parco dei Saggi, dove la statua della regina Yung-Soo domina il quartiere dei Germogli di tè. Le iscrizioni celebrano imprese e successi in modo ossessivo. Troppo. Molti dettagli sembrano ricalcare, senza dirlo, ciò che apparteneva a Dae Won-Ha.

A mezzanotte la nebbia sale dal basamento, avvolge la statua e la deforma. Dalla foschia emergono gargoyle con il volto identico a una donna di mezza età: frammenti del dolore di Won-Ha resi pietra e poi riportati in vita.

Lo scontro è duro ma controllato. Quando le creature crollano, la nebbia freme e il gwishin appare, finalmente, con voce e presenza proprie.


Reliquie e possibilità

Di fronte allo spirito, i personaggi mostrano ciò che hanno raccolto: la lanterna, la tazza, l’amuleto. La nebbia arretra. Per un attimo l’odio cambia tono e diventa un lamento di abbandono e ingratitudine. Won-Ha parla di come sia stata cancellata per proteggere l’onore della famiglia reale.

Anthea fa un passo avanti. Non discute, non sfida. Cerca una crepa in cui far passare la pace.

Per un istante sembra possibile.


La scelta che rovina tutto

In quell’istante fragile, Krapfentz attacca.

Il colpo squarcia la bruma e spezza l’equilibrio appena raggiunto. Il gwishin urla e la nebbia esplode. Decine di ombre si staccano dallo spirito, riempiendo il parco di sagome evanescenti che colpiscono come lame di gelo.

Il combattimento è breve e spietato. Il gruppo viene sopraffatto uno dopo l’altro, travolto dal rancore condensato di una vita tradita.

Anthea è l’ultima a cadere.
«Pensavo… che potessimo rimediare» riesce a dire, prima che la nebbia la inghiotta.

Poi tutto diventa bianco.


Il sogno condiviso

Non arriva il nulla. Arriva un sogno.

È lo stesso per tutti. I personaggi non sono se stessi: sono predoni, banditi, assassini che assaltano un villaggio. Vedono mani che non riconoscono incendiare case, uccidere innocenti, ridere di fronte al terrore.

La scena è frammentata, ma il senso è netto: quel male li riguarda.
Non come spettatori. Come parte di qualcosa che hanno già fatto, in un’altra vita o in un’altra storia.

Il sogno si spezza senza spiegazioni.


La Casa della Convalescenza

I personaggi riaprono gli occhi nella Casa della Convalescenza, tra luce tenue e guaritori in silenzio. L’energia del Diamante Aurorale ricompone carne e spirito.

Sono vivi. Tutti, tranne Anthea.

Sholeh è presente, in forma umana, con lo sguardo segnato dalla fatica. Spiega che la Cittadella li ha richiamati indietro. Il cammino non è finito.

Alla domanda su Anthea, la risposta è semplice e definitiva: durante lo scontro la giovane elfa è stata contaminata dalla non-morte. La Cittadella può richiamare indietro i mortali, ma non può strappare ciò che è già stato piegato oltre il confine.

Anthea non torna.

Sholeh chiude con poche parole:
«Le colpe non sono solo del passato. A volte nascono dalle scelte di oggi.»

Cultura e società
Yeonido è una città rigidamente strutturata, dove la reputazione del clan viene prima della verità individuale. Il dolore si nasconde, non si espone. Le disgrazie vengono rimosse più che affrontate, e questo alimenta ciò che la città teme di più.

Economia
Cantieri in espansione, artigianato raffinato, quartieri ordinati e rotte commerciali stabili rendono Yeonido prospera. L’efficienza è un valore, e anche la ricchezza viene trattata come parte dell’immagine da preservare.

Creature e pericoli
I gwishin sono il pericolo principale: spiriti nati da torti irrisolti e vergogne taciute. La nebbia che evocano può alterare la memoria e intrappolare una città in una sofferenza ovattata, invisibile fino al collasso.

Feste e tradizioni
Cerimonie stagionali, rituali di buon auspicio e celebrazioni legate al retaggio draconico sostengono l’ordine sociale. Le usanze impongono compostezza anche davanti al dolore, rendendo più facile la rimozione delle ferite profonde.

Identità
Yeonido vive sospesa tra memoria e silenzio. Ogni torto taciuto scava un vuoto, e quel vuoto prima o poi prende forma. È una città splendida ed efficiente, ma proprio questa rigidità la rende vulnerabile ai suoi morti.