Principi dell’apocalisse — Culto della fiamma eterna

Un luogo che non accoglie
Il monastero non si mostra come un rifugio, ma come un’estensione della roccia che lo ospita. Incassato nelle gole, massiccio e privo di ornamenti, sembra più scavato che costruito. Nessuna torre, nessun simbolo evidente: solo pietra, silenzio e attesa.
Dove la Guglia di Feathergale seduceva con il lusso, qui ogni cosa comunica chiusura e controllo.
Una fede che non promette salvezza
I monaci parlano di disciplina, forza interiore e rinuncia. Ma dietro la facciata ascetica si nasconde una dottrina più dura: la terra non protegge, reclama. Tutto ciò che vive è destinato a crollare, e chi comprende questa verità deve prepararsi a guidare la distruzione.
Il monastero non è un luogo di contemplazione. È un avamposto del Culto della Pietra Nera.
L’inganno
Gli avventurieri non vengono accolti come pellegrini, ma come emissari dei Latori di Sventura, sfruttando una menzogna costruita con attenzione. Raccontano la caduta di un sacerdote, omettono il resto, e lasciano che il silenzio faccia il suo lavoro.
Le porte si aprono. Non per fiducia, ma per valutazione.
L’udienza
Qarbo, alto sacerdote del monastero, li riceve senza cordialità. Le sue parole sono dure, il suo sguardo tagliente. Deride ciò che considera debolezza e li informa che il giudizio non spetta a lui, ma alla badessa, che parlerà all’alba.
Fino ad allora, restano confinati nelle celle.
Il tonfo delle porte che si chiudono è una sentenza sospesa.
Nella notte
L’alba non arriva. Durante la notte, il gruppo si muove tra corridoi silenziosi e sale scolpite nella roccia. Ogni spazio è pensato per forgiare corpi e volontà: cortili d’addestramento, celle spoglie, pergamene consumate dal tempo.
Nello scriptorium trovano ciò che cercavano senza saperlo: il testamento di Marlos Urnrayle. Non un testo sacro, ma una dichiarazione di intenti. La terra non è un simbolo, è un’arma. E il mondo deve essere sepolto sotto ciò che crede eterno.
Fuga
Prima che il giudizio venga pronunciato, gli avventurieri scelgono di sparire. Abbandonano il monastero e si rifugiano tra le gole, portando con sé la prova che il culto non è una superstizione, ma una forza organizzata.
Ma la fuga non passa inosservata.
Sotto un cielo ostile
Sulla via del ritorno, il cielo si spezza. I Cavalieri dell’Aria calano dall’alto senza preavviso, trasformando il cammino in un campo di battaglia sospeso tra vento e precipizi.
Gli aarakocra intervengono ancora una volta, e lo scontro diventa caos puro: acciaio, raffiche, ali lacerate. Nessuna vittoria netta, solo sopravvivenza.
Ritorno a Red Larch
Il villaggio appare immobile, ignaro. Gli avventurieri rientrano senza clamore, si dividono, trasmettono informazioni alle fazioni e verificano di non essere seguiti.
Quando si ritrovano, una cosa è chiara: ora conoscono il nemico. E sanno che non si tratta di un singolo culto, ma di un disegno più ampio.
La pietra è solo uno dei pilastri. E altri elementi stanno già muovendosi.