Culto della Fiamma Eterna

Campagna di D&D 5e — Principi dell’apocalisse

«Il fuoco accelera ciò che è inevitabile.
Ciò che brucia non era destinato a durare.»

All’inizio sono solo segnali isolati: morti che non trovano pace, violenze improvvise, fanatici disposti a sacrificare tutto per una fede assoluta. Nessuno di questi eventi, preso da solo, sembra sufficiente a giustificare il panico. Insieme, però, raccontano una storia diversa.

Il culto della fiamma eterna non agisce apertamente. Si insinua nelle crepe lasciate dall’indifferenza, sfrutta il caos e trasforma il fuoco in strumento di rinnovamento forzato. Per i suoi seguaci, bruciare significa liberare il mondo da ciò che è debole, corrotto o superfluo.

Questo arco raccoglie le cronache di un’escalation lenta e inesorabile: dalle prime indagini fino allo scontro diretto con chi ha scelto di incendiare il mondo per rifarlo a propria immagine.

I protagonisti

Provenienti da fazioni diverse, rispondono a richiami che sembrano scollegati tra loro.
Nessuno di loro immagina quanto profondamente il fuoco abbia già inciso le proprie traiettorie.
Questa non è una compagnia nata per scelta, ma per necessità.


Benvenuti a Red Larch

Un luogo marginale, ignorato dalle grandi rotte e dalle decisioni importanti.
Proprio per questo, perfetto per ciò che sta per accadere.
Tra voci, silenzi e inquietudini sottili, l’indagine prende forma senza ancora avere un nome.


La tomba infestata

La morte smette di essere un confine stabile.
Ciò che dovrebbe riposare torna a muoversi, attirando attenzioni indesiderate.
È il primo segnale che qualcosa sta forzando l’ordine naturale delle cose.


Il tesoro insanguinato

La violenza non è più casuale.
Uomini e bestie vengono piegati da una corruzione che non promette ricchezza, ma obbedienza.
Il fuoco non è ancora visibile, ma la sua impronta è già ovunque.


Il signore della roccia della lancia

Una fonte di male viene individuata e distrutta.
Ma la vittoria non porta sollievo: lascia solo la consapevolezza di aver colpito un sintomo, non la causa.
Qualcosa di più grande ha già messo radici.


La tomba delle pietre semoventi

Superstizione, paura e potere si intrecciano in un equilibrio fragile.
Non tutti i nemici indossano simboli o brandiscono armi.
Il mondo non sta solo cambiando: qualcuno lo sta spingendo a farlo.


Le minacce più immediate vengono neutralizzate.
In superficie, tutto sembra tornare sotto controllo.

Ma ciò che è stato risvegliato non può essere semplicemente sepolto di nuovo.
I simboli ricorrono, i nomi tornano, le anomalie si spostano.

Il fuoco, ora, non si nasconde più.

Il culto emerge

Le indagini si allargano e la minaccia smette di apparire frammentaria.
Dietro eventi isolati si delinea una struttura coerente, paziente, organizzata.
Il fuoco inizia a mostrarsi per ciò che è.


Un’importante missione

Le anomalie non sono più locali.
Informazioni, delegazioni e interessi convergono verso un’unica direzione.
L’indagine diventa incarico. E l’incarico diventa guerra silenziosa.


La guglia di Feathergale

Onore, cortesia e apparenze impeccabili.
Dietro la facciata, una fedeltà che non ammette esitazioni.
Il cielo osserva, ma il fuoco aspetta il momento giusto.


Il monastero della pietra sacra

Disciplina e fanatismo si fondono in qualcosa di più pericoloso della violenza aperta.
Qui il culto non urla: pesa, schiaccia, attende.
E prepara il terreno per ciò che verrà.


La fortezza di Rivergard

Tra traffici illeciti e alleanze mutevoli, il culto espande la propria influenza.
Il fuoco impara a muoversi lungo nuove rotte.
E ciò che scorre porta con sé conseguenze.


La sala della luna scarlatta

Il culto smette di fingere.
I rituali diventano espliciti, la purificazione una promessa irrevocabile.
Chi osserva da lontano ora comprende: il fuoco non intende più aspettare.


Le maschere sono cadute.
I culti sono reali, organizzati e pronti a colpire.

Tra tutti, uno solo ha già acceso il rogo.
E ora la discesa è inevitabile.

La forgia dell’apocalisse

Ogni esitazione è ormai inutile.
Il culto agisce apertamente e i suoi rituali puntano a un obiettivo preciso.
Scendere nelle profondità significa affrontare il cuore del fanatismo e accettare che, qualunque sia l’esito, nulla tornerà com’era prima.


Il cuore della fornace

Nel ventre ardente di Tyar-Besil, il culto mostra il suo vero volto.
Tra forge, catene e fiamme vive, gli eroi colpiscono al centro, scatenando una rivolta che trasforma il tempio in un campo di battaglia.
Ma spezzare una fornace non significa spegnere il fuoco che l’ha accesa.


La voce della fiamma

Quando il rumore delle armi si affievolisce, resta solo il crepitio delle fiamme.
Nelle profondità ancora intatte, la profetessa attende, circondata dai suoi luogotenenti e dalla fede che l’ha resa pericolosa.
Qui il fuoco non è più uno strumento: è una promessa, e pretende di essere ascoltata.

Epilogo

Con la caduta di Vanifer e il collasso del tempio, la minaccia del Culto della Fiamma Eterna si interrompe prima di raggiungere il suo compimento. Il santuario viene inghiottito dal fumo e dalle macerie, e ciò che resta dell’opera del culto scompare sotto la montagna, sigillato dal crollo e dall’intervento delle fazioni accorse nella Valle del Dessarin.

Nei giorni successivi, la regione torna a una parvenza di normalità. Le pattuglie si diradano, i rapporti vengono archiviati e molte delle decisioni prese in quelle ore non vengono mai rese pubbliche. Il Male Elementale non è stato distrutto, ma respinto, e questo è sufficiente a imporre prudenza e silenzio più che celebrazione.

Colpo Ardente, il pugnale strappato dal cuore dell’avatar di Vanifer, viene messo al sicuro e affidato a una sorveglianza costante. Non viene esibito né studiato apertamente, ma trattato per ciò che è sempre stato: una chiave che non deve essere usata. La sua esistenza non viene negata, ma contenuta, lontano da ambizioni personali e curiosità pericolose.

Restano rovine, rapporti incompleti e conseguenze destinate a riemergere nel tempo. Quanto accaduto non segna una fine definitiva, ma un limite tracciato con fatica, oltre il quale il mondo non può permettersi di tornare.

Dopo questi eventi, i protagonisti seguono strade diverse, segnate dalle scelte compiute e dal peso di ciò che hanno fermato.

Glaurhun continua a operare con gli Arpisti, concentrandosi sul riconoscimento dei rituali elementali prima che vengano completati. Le reliquie salvate dalla sua comunità distrutta vengono catalogate e utilizzate come riferimento operativo. Resta lontano dai ruoli di comando, preferendo agire come consulente e osservatore.

Fenna rimane al servizio dell’Alleanza dei Lord come agente disciplinata e affidabile. La caduta di Vanifer non cancella il passato, ma ne ridimensiona il peso. La rabbia non scompare, tuttavia non guida più ogni decisione, e il futuro diventa finalmente una scelta consapevole.

Durwen torna ai Boschi di Acquatinta e assume un ruolo stabile come guardiano dell’Enclave di Smeraldo. La vendetta che lo aveva sostenuto trova una conclusione netta, priva di sollievo. Si dedica alla sorveglianza del territorio, intervenendo prima che le minacce crescano oltre il controllo.

Marcus rientra nell’Ordine del Guanto d’Arme con un’esperienza che gli conferisce maggiore peso nelle decisioni operative. Quanto accaduto nella Valle del Dessarin diventa un riferimento costante per il suo modo di intendere il dovere, spingendolo ad agire con maggiore determinazione e minore tolleranza verso compromessi pericolosi.

Laeleth torna a Red Larch. Le visioni cessano, lasciando il patto sullo sfondo della sua vita. Alle terme parla con Haeleya senza promesse solenni, esprimendo la volontà di restare. Si stabilisce nel villaggio conducendo una vita pacifica e concreta, rimanendo però un contatto discreto e affidabile dell’Alleanza dei Lord.

Haroin continua il suo servizio tra gli Arpisti. Non cerca assoluzioni né gesti eclatanti, ma offre aiuto dove il fanatismo ha lasciato ferite profonde. La sua fede resta stabile e silenziosa, parte della sua storia senza definirla più interamente.

Il male non è stato sconfitto, ma soltanto respinto. Sorvegliarlo affinché non torni è ora il compito più importante.