
La fuga dal castello dei Fierefauci segnò un punto di svolta definitivo. Dopo aver liberato Gundren Scovaroccia, recuperato la mappa e catturato un emissario del Ragno, il gruppo lasciò un territorio ormai ostile, consapevole di essere diventato un bersaglio. Il ritorno verso Phandalin non rappresentava una conclusione, ma una tregua temporanea prima di affrontare ciò che era stato solo rimandato.
Il ritorno a Phandalin
Il viaggio di ritorno si trasformò in una lunga ritirata. Guidati da Reidoth lontano dalle strade battute, i personaggi attraversarono territori selvaggi con la costante paura di un inseguimento. L’emissaria del Ragno rimase prigioniera di un sonno innaturale, senza mai riprendere conoscenza.
Una volta al sicuro, Gundren rivelò ciò che sapeva: la Caverna dell’Onda Tonante era un antico sito nanico di valore inestimabile e il Ragno aveva già mosso le sue pedine per impossessarsene. L’agguato sulla Strada Triboar non era stato casuale. Quando Phandalin apparve all’orizzonte, divenne chiaro che la quiete sarebbe stata breve. All’alba, il gruppo sarebbe ripartito verso la miniera perduta.
Alle soglie della miniera

L’ingresso nella Caverna dell’Onda Tonante rivelò subito il prezzo di quell’ambizione. Poco oltre l’entrata, il corpo senza vita di Nundro Scovaroccia giaceva tra polvere e rovine, testimone silenzioso di una difesa disperata. La scoperta spezzò qualcosa in Gundren: il dolore lasciò spazio a una determinazione fredda e irrevocabile.
La miniera non appariva morta, ma sospesa. Come se avesse atteso il ritorno dei vivi.
I morti dell’Onda Tonante
L’esplorazione mise in luce un passato abbandonato insieme alla sua magia instabile. Ghoul e non-morti infestavano corridoi un tempo animati dal lavoro di nani e maghi, resti di un disastro antico che aveva costretto all’abbandono improvviso della Caverna.

Nell’altoforno, difese arcane fuori controllo — zombie e un teschio infuocato — dimostravano quanto fosse stato pericoloso lasciare quel luogo senza chiuderlo davvero. Superati questi ostacoli, il gruppo raggiunse la Forgia degli Incantesimi, ancora sorvegliata da uno spectator evocato decenni prima e mai più congedato.
L’ultima fiamma della Forgia

Compreso che la Forgia era ormai instabile e prossima allo spegnimento definitivo, il gruppo prese una decisione irreversibile. L’ultima fiamma rimasta venne utilizzata per fondere alla magia nanica le spoglie del drago verde ucciso di recente, dando vita a un’arma di potere straordinario.
Poi la Forgia tacque per sempre.
Il Ragno sotto la montagna
L’esplorazione proseguì tra nuovi pericoli. Un tratto allagato ospitava un polpo gigante, ultimo guardiano di una sezione dimenticata della miniera. Poco oltre, un’imboscata di drow e bugbear confermò che il Ragno non aveva mai perso il controllo della situazione. Il tentativo di fuga di uno dei drow rivelò un’ulteriore verità: non era ciò che sembrava, ma un doppelganger al servizio del Ragno.
Nel tempio in rovina di Dumathoin, dio dei segreti sotto la montagna, divenne chiaro che il confronto finale era inevitabile. Il Ragno stava aspettando.
Vendetta sotto la montagna

Lo scontro fu immediato e brutale. Il Ragno sfruttò la sua magia per rivolgere Gundren contro i suoi alleati, alimentando rabbia e dolore ancora aperti, poi scomparve alla vista mentre i bugbear assalivano senza tregua. Altri rinforzi si riversarono nel tempio, trasformando la battaglia in una lotta disperata tra colonne spezzate e simboli sacri profanati.
Quando il Ragno tentò la fuga, fu Gundren a fermarlo. Con un colpo inatteso, vendicò la morte del fratello e pose fine ai suoi piani.
Dopo l’Onda Tonante
La Caverna dell’Onda Tonante rimase in piedi. La sua magia era ferita, ma libera. Il ritorno verso Phandalin avvenne senza trionfi, con la consapevolezza che quanto era stato risvegliato sotto la montagna non poteva essere semplicemente dimenticato.
Alcuni luoghi, una volta riaperti, non tornano mai davvero a dormire.
