
Cinque figure arrivano a Phandalin seguendo strade diverse, per motivi che raramente coincidono.
Nessuno di loro cerca la gloria. Nessuno parla di destino.
C’è chi fugge da un passato troppo ingombrante, chi insegue una promessa non compresa fino in fondo, chi ha semplicemente bisogno di andare altrove.
L’incarico che li riunisce non è speciale. È solo sufficiente.
All’inizio non c’è fiducia, solo necessità.
Collaborano perché conviene, perché la strada è lunga, perché affrontare i pericoli da soli sarebbe stupido.
Il legame, se nascerà, non sarà immediato.
Questa pagina raccoglie chi sono all’ingresso della campagna, prima che Phandalin inizi a cambiare loro… e prima che loro inizino a cambiare Phandalin.
Adan
Elfo Alto · Ladro
Adan non usa il nome con cui è nato.
Lo ha lasciato indietro insieme a una vita di cerimonie, aspettative e sangue nobile che non gli apparteneva davvero.
È abituato a muoversi ai margini: tetti, vicoli, retrobotteghe. Le sue mani sono rapide, i suoi occhi sempre in movimento.
Le competenze che porta con sé non derivano da addestramenti onorevoli, ma da anni trascorsi al servizio di una gilda criminale, dove la lealtà si misura in silenzi mantenuti e colpi riusciti.
Tra le sue poche cose c’è un pugnale che non abbandona mai.
Non per affezione, ma perché dimenticarlo sarebbe più facile che affrontarne il peso.
A Phandalin arriva come uno che cerca lavoro, ma osserva come uno che non si fida.
Protegge il gruppo con le stesse abilità che un tempo lo rendevano un assassino, cercando di convincersi — e forse convincere gli altri — che l’ombra può ancora servire a qualcosa di diverso dal togliere vite.
Aisen
Mezzelfo · Warlock
Aisen è cresciuto imparando che il mondo appartiene a chi sa mentire meglio.
Neverwinter gli ha insegnato a riconoscere le opportunità e a scomparire quando smettono di esserlo.
Arriva a Phandalin con l’atteggiamento di chi si aspetta poco e spera solo in un guadagno rapido.
Sotto quella facciata leggera, però, si nasconde una tensione costante: poteri che non comprende del tutto e che non ha mai cercato davvero.
Ogni incantesimo che lancia è un compromesso.
Non conosce il volto del suo patrono, né le sue intenzioni, ma sa che il prezzo non è ancora stato pagato per intero.
Nel gruppo si muove con ironia e pragmatismo, evitando domande troppo profonde.
La magia lo ha trovato prima che lui potesse scegliere, e ora Aisen cerca solo di restare un passo avanti… senza sapere rispetto a cosa.
Etienne Lavarre
Dragonide di Cristallo · Paladino (Giuramento della Vendetta)
Etienne porta l’armatura come altri portano un nome: con naturalezza e peso insieme.
Discende da un casato nobile e non ha mai potuto fingere di essere “uno qualunque”.
La sua fede non è rumorosa.
Prima di ogni combattimento si ritaglia un istante di silenzio, un gesto che non serve a chiedere aiuto, ma a ricordare il motivo per cui ha scelto questa strada.
Ha giurato di difendere ciò che rende il mondo degno di essere preservato: foreste, sorgenti, luoghi sacri, e le persone che li abitano.
Non combatte solo contro il male evidente, ma contro tutto ciò che corrompe lentamente.
A Phandalin arriva con l’idea di fare la cosa giusta, anche quando non è la più semplice.
È consapevole che la speranza è fragile, e che mantenerla viva richiede più disciplina che forza.
Nanno
Nano delle Montagne · Guerriero
Nanno non ha lasciato la sua casa per vendetta o tragedia.
L’ha lasciata perché, a un certo punto, restare non bastava più.
È cresciuto tra pascoli, bestiame e forme di formaggio stagionato, imparando il valore della fatica e della costanza.
Quando si è unito alla milizia locale, ha scoperto di avere una resistenza e una testardaggine che andavano oltre la vita rurale.
Combatte in modo diretto, senza fronzoli.
Ascia e scudo, posizione solida, pochi dubbi.
Ha un rapporto complicato con gli elfi, fatto di diffidenza e rivalità mai davvero risolta.
Parte per Phandalin con l’idea di dimostrare qualcosa — agli altri, ma soprattutto a se stesso — e con un pezzo di formaggio sempre nello zaino, perché alcune abitudini non vanno mai abbandonate.
Vesper Nightstar
Mezzelfa · Maga
Un tempo era Vesper Sindra, erede di una famiglia rispettata di Baldur’s Gate.
Ora è l’ultima a portare quel sangue, e non sempre sotto lo stesso nome.
La magia è l’unica costante che le è rimasta.
La studia con metodo, attenzione maniacale e rispetto quasi artigianale: ogni incantesimo deve essere preciso, controllato, privo di incrinature.
Vive cambiando città e identità, ma non riesce — o non vuole — rinunciare del tutto alla propria eleganza.
Anche in fuga, resta ciò che è stata.
A Phandalin arriva cercando informazioni, opportunità, forse solo un punto fermo temporaneo.
Dietro ogni scelta c’è una domanda che non ha mai trovato risposta: chi ha distrutto la sua famiglia, e perché.