Cuore cinereo

Missione 10 – Campagna Principale

Ghalasine, un tempo famosa per la lavorazione del vetro, era un regno prospero guidato dal re Jhaeros Astolko, assistito dalle consigliere Regine LaVerne e Charmayne Oltregiorno, e protetto dalla capitana Naevys Tharesso. Nell’ultimo anno, però, il re si è isolato e la città ha interrotto ogni commercio.

La causa era nascosta dietro un volto rispettabile: Charmayne. Gelosa del carisma e della vitalità del sovrano, ha tessuto rituali per assorbirne l’essenza. Poi ha ucciso Regine, ha posto Jhaeros sotto controllo magico e gli ha strappato il cuore, mantenendolo in vita come guscio.

Quando Naevys ha scoperto la verità, era troppo tardi. Charmayne ha innalzato una barriera che intrappola Ghalasine e ha usato il cuore del re come focus: sopra Castel Cinis si è aperta una voragine sferica, un vuoto che risucchia anime e cenere.

Se quel rituale si compie, non morirà solo una città.
Krokulmar avrà una strada aperta verso Toril.

L’annuncio del Bastone Nero

La locanda di Waterdeep non è più un rifugio.
Vajra Safahr si presenta agli agenti senza maschere, senza finzioni: il tempo dei colpi mirati è finito.

La voce è ferma, ma negli occhi c’è urgenza.
«È giunta l’ora della battaglia finale.»

Un cerchio di teletrasporto li inghiotte nella luce.


L’arrivo a Ghalasine

Davanti a loro si apre una città spettrale: una cupola di fumo e ombre pulsa come un cuore malato. Sopra il castello, la sfera di vuoto ribolle, dilatandosi a ogni battito.

Ad attenderli c’è Naevys Tharesso, armatura ammaccata e sguardo duro.
Non chiede aiuto. Pretende una soluzione.

E quando parla, lo fa senza girarci intorno: ogni ora che passa, altre anime vengono divorate. Se il cuore del re non viene liberato, Krokulmar troverà una via.


La barriera e i segni

I tre agenti presenti sul fronte — Khùm, Emy e Lamaca — si avvicinano alla barriera per comprenderla. È allora che la magia li marca.

Emy sfiora l’ombra e sulla pelle le compaiono falci di luna argentee, vive, pulsanti.

Lo scudo benedetto di Khùm cambia natura: diventa ferro nero, pesante e ostile, come se rifiutasse la sua mano.

Lamaca, nel tentativo di forzare il varco, indossa la maschera oscura recuperata tempo prima: la maschera si fonde al suo volto e non può più essere rimossa.

Non c’è tempo per capire.
C’è solo tempo per entrare.


Cenere e silenzio

Dentro Ghalasine non c’è più città. C’è un deserto annerito: macerie, pareti bruciate, strade vuote. Ombre di cittadini camminano senza scopo, trascinate lentamente verso il cielo.

Il gruppo si muove basso, evitando pattuglie di cinerei e le zone dove la magia di Charmayne pulsa come febbre. Attraverso passaggi spezzati e corridoi crollati, raggiungono le stanze del re.

Dietro un varco segreto, una sala sigillata vibra di battiti sordi.
Il cuore è lì. Vivo. Prigioniero.

E davanti a loro c’è Jhaeros.
Non un uomo. Un burattino.


Il re senza anima

Il re si muove con forza disumana, come spinto da fili invisibili. Un colpo basta a scagliare Khùm e Lamaca contro la pietra.

Non c’è spazio per misericordia: trattenerlo è l’unico modo per arrivare al cuore.

E proprio quando la lotta comincia, il soffitto si apre.


Pioggia di fuoco

Una pioggia di meteoriti si abbatte sulla sala. Colonne e pavimento esplodono, l’aria diventa fuoco e polvere.

In alto, sospesa come una regina crudele, Charmayne Oltregiorno osserva e sorride. La sua voce attraversa la rovina: Ghalasine sarà la loro tomba.

Il colpo più grande sta per schiacciarli quando Vajra interviene, spalancando un varco di teletrasporto. La luce li strappa via un istante prima che le macerie li seppelliscano.


La piana del massacro

Fuori dalle mura annerite, il destino di Faerûn si decide nel fragore delle armi.

Charmayne non è sola: attorno a lei si sono raccolte vecchie ferite della campagna, una dopo l’altra, come se ogni missione avesse lasciato dietro un nemico pronto a tornare.

Dall’altra parte, Vajra ha radunato ciò che restava degli alleati: nani, studiosi, paladini, macchine, promesse, rancori.

E sopra tutto pulsa il vuoto.

Il Caos di Krokulmar lacera la realtà: per un istante il cielo si apre in un Occhio immenso e senza palpebre. Molti cadono in ginocchio. Alcuni pregano. Nessuno riceve risposta.


L’esito della battaglia

Lo scontro esplode su più fronti, e ogni fronte divora nomi.

I nani di Varrin Spaccascure frantumano le linee dei sicari e spezzano la Mano Lesta. Luska cade, e con lei la sua gilda.

I paladini dell’Ordine, guidati da Sir Shamash, travolgono i cultisti… ma il vuoto pretende un prezzo. Quando il fronte cede, restano solo armature vuote.

Le macchine e gli svirfneblin combattono contro la cenere, finché il Caos colpisce alle spalle. Ignus Silex guida un contrattacco e viene abbattuto. E quando la linea vacilla, emerge l’orrore: l’Abominio di Melmoscura, colosso informe che spazza via ciò che trova.

I Cognoscenti di Adrisa Carimorte tengono contro i demoni di Sythian Skalderang e, con un sigillo che implode nel vuoto, lo trascinano via con sé.

Tra le vie annerite, Barbadoro affronta Vidorant. Per un attimo sembra vittoria — poi il Caos mente. Un’illusione di trionfo, e la lama vera arriva subito dopo. Barbadoro cade. Le Dita Argentee si frantumano.

Quando la polvere si posa, restano in piedi poche forze.
E un solo obiettivo.

Aprire un varco. Entrare nel castello. Chiudere il cuore prima che sia troppo tardi.


Il corridoio del tempo spezzato

Il gruppo d’assalto è quello che resta: Khùm, Lamaca, Emy, Merean e Anistirc.

Dentro il castello, la realtà non scorre più dritta. Un boato, e per un attimo sono già nella sala del cuore… poi di nuovo all’inizio del corridoio, intatti, come se nulla fosse accaduto.

Krokulmar piega il tempo.
E costringe a ripetere finché non si spezza la volontà.

Gli agenti serrano i denti e avanzano di nuovo.


Lo scontro con il Re di Pietra

Questa volta sono pronti.

Emy si trasforma in una bestia enorme e blocca il Re-golem con la forza del corpo. Khùm si piazza dietro, deciso a reggere la linea anche senza lo scudo che conosceva.

Lamaca vola tra macerie e colonne, Anistirc e Merean si muovono verso il cuore, cercando l’unico gesto che può salvare la città.

Dal soffitto piove fuoco: Charmayne e Vidorant scaricano magia distruttiva. Vajra si frappone e il castello trema sotto lo scontro tra ombra e luce.

I Cognoscenti alzano un sigillo sugli agenti: resistenza al necrotico, forza contro la paura. Un respiro, un istante di lucidità, poi di nuovo la morsa del re.


Il sacrificio di Verity

Mentre Emy stringe il Re di Pietra, un’ombra si avvicina: Quentin Manolesta, lama pronta, veleno già promesso.

Non colpisce Emy.

Una figura si interpone: Verity Kye.
La lama la trapassa. Lei crolla, e con l’ultimo respiro salva la presa di Emy.

Emy non saprà mai che Verity era sua sorella.
Quentin svanisce nel caos, come se non fosse mai esistito.


Caduta e silenzio

L’Occhio nel cielo si dilata un’ultima volta, poi si dissolve. La gravità torna normale… e una sezione del castello crolla, trascinando con sé la sala del cuore.

Emy ammortizza la caduta sua e di Khùm. Lamaca, ancora in volo, afferra Merean e Anistirc. Atterrano tra macerie e polvere, stremati ma vivi.

La battaglia fuori vacilla. Poi cede.
I superstiti nemici fuggono.

Ghalasine ha smesso di morire.


Epilogo

Quando il vuoto sopra Ghalasine si richiude e il fragore della battaglia si spegne, ciò che resta è una città spezzata ma viva. Il cuore del re è tornato al suo posto, il rituale è stato infranto e l’eco di Krokulmar si ritrae, sconfitto… per ora.

Gli agenti emergono dalle rovine stremati, segnati nel corpo e nello spirito. Molti alleati sono caduti, altri sono scomparsi nel caos dello scontro. Nulla di ciò che è stato perduto potrà essere restituito, ma Faerûn è salva da un’apocalisse imminente.

Per il Caveau Aureo questa non è una vittoria come le altre.
È la fine di un’epoca.

Le ombre che hanno affrontato non si dissolvono con la luce dell’alba: si ritirano, attendono, cambiano forma. E mentre Ghalasine inizia lentamente a ricostruire, nuove domande prendono il posto delle vecchie certezze.

Il colpo finale è stato messo a segno.
Il prezzo, però, continuerà a farsi sentire.