Il bosco di Wyllow

Il dungeon del mago folle – Sessioni: 38–43

Il quinto livello di Sottomonte si apre in modo innaturale: una foresta viva e rigogliosa, illuminata da un cielo illusorio che simula il ciclo del giorno e della notte. Radici possenti, alberi parlanti e corsi d’acqua limpidi creano un equilibrio fragile, mantenuto dalla volontà di una sola creatura.

Questo non è un rifugio. È un territorio sorvegliato.

Tra radici e presagi

Il gruppo giunge nel bosco trasportato da una chiatta magica lungo un fiume sotterraneo. Gli alberi, dotati di voce e coscienza, li ammoniscono subito: chi danneggia la foresta verrà punito.

Nonostante l’avvertimento, la curiosità prevale. Gli avventurieri profanano una tomba antica, recuperando un oggetto magico. È in quel momento che una voce si insinua nelle loro menti, insistente e sussurrata: uccidete Wyllow.

Il nome è sconosciuto, ma il comando resta inciso come una scheggia.


La custode del bosco

Seguendo sentieri naturali e indicazioni ambigue, il gruppo raggiunge una torre di cristallo intrecciata alle fronde. Qui incontrano Wyllow, arcidruida elfa della luna, custode del bosco.

Wyllow si mostra severa ma misurata. Rivela che la foresta è minacciata da intrusioni costanti e che il suo compito è mantenerne l’equilibrio, a qualsiasi costo. Accanto a lei vive Tearulai, un drago verde redento, la cui anima è stata mutata da una spada senziente conficcata nel cranio.

Il gruppo apprende che il bosco non è un capriccio di Halaster, ma un esperimento stabile, retto da una volontà inflessibile. Eppure, il sussurro non tace.


I pipistrelli mannari

Allontanandosi dalla torre, gli avventurieri scoprono una colonia di pipistrelli mannari goblin, esiliati e degeneri. Un emissario chiede aiuto per riconquistare il villaggio perduto.

Il gruppo accetta. L’assalto è rapido e brutale: incantesimi, fiamme, lame. La colonia viene sterminata.

Ma il fuoco si propaga. E con esso viene infranta la regola fondamentale del bosco.


La furia di Wyllow

La risposta è immediata. Tearulai scende in volo tra le fronde, seguito dalla belva distorcente e infine da Wyllow stessa.

Non c’è trattativa. La battaglia è totale.

Il drago diffonde veleno e terrore, la belva confonde i sensi, e Wyllow assume una forma primordiale, resistente e inarrestabile. Gli avventurieri consumano ogni risorsa: oggetti magici, incantesimi estremi, l’ultima forza rimasta.

Uno dopo l’altro cadono. La sconfitta è imminente.

Poi Wyllow si ferma.


Il perdono che pesa

Invece di ucciderli, Wyllow li cura. Non per misericordia, ma per scelta.

Impone un pegno: seppellire i morti, riparare i danni inflitti al bosco e andarsene. Il gruppo obbedisce in silenzio. Lorelain officia i riti funebri, Ordak si occupa delle sepolture, gli altri recuperano le forze.

Una porta nascosta si apre nelle profondità del covo del drago, conducendo oltre il livello.


Il bosco di Wyllow resta alle spalle, intatto ma segnato.
Gli avventurieri lo lasciano vivi solo per volontà altrui, portando con sé una certezza nuova: a Sottomonte, anche quando si sopravvive, si resta in debito.