Il drago del picco Gugliaghiacciata — Sessione 9

Rientrati a Phandalin con l’equipaggiamento rinvigorito e la soddisfazione di aver liberato Roccadascia da ogni minaccia immediata, gli avventurieri non perdono tempo. Sulla bacheca del borgomastro compare una nuova richiesta che cattura immediatamente la loro attenzione: recuperare una spada leggendaria, l’Ammazza-Draghi, sepolta insieme a un antico eroe sul Colle del Drago. La lama, si dice, fu forgiata per affrontare draghi e creature di gelo, e potrebbe rivelarsi decisiva nel prossimo confronto con Criovenn.
Il Colle del Drago
Il viaggio verso il colle è rapido, con la compagnia che avanza lungo sentieri battuti dal vento. Arrivati in vista della sommità, scoprono che il colle ha qualcosa di innaturale: la sua cima è stranamente piatta e circondata da rocce bianchissime che si protendono verso il cielo come artigli. Alla base di quelle pietre, un passaggio segreto si apre verso le profondità della collina, rivelando una cripta dimenticata.
All’interno, gli eroi si imbattono nei resti di coloro che un secolo prima affrontarono e sconfissero il drago verde Azdraka, le ossa ancora adagiate in tombe silenziose. Tra i sarcofagi si intravede, incastonato tra le pareti della cripta come un trofeo eterno, il teschio di Azdraka stesso. Al centro della stanza, su quel teschio, riposa la spada lunga scintillante che tutti cercavano.

Non appena la lama è sollevata, però, un guardiano arcano invisibile scatta in avanti per difendere ciò che gli è stato affidato. La battaglia che ne segue è insidiosa: il nemico è difficile da individuare, mobili ombre che attaccano dal nulla. Nonostante ciò, la determinazione e la coordinazione degli avventurieri prevalgono, e alla fine l’Ammazza-Draghi è finalmente nelle loro mani.
La compagnia torna a Phandalin portando con sé la leggendaria spada, la cui presenza solleva gli animi e incrementa la fiducia nei preparativi per il confronto con Criovenn. Tuttavia, non c’è tempo per festeggiare: un nuovo incarico attende all’orizzonte, pronto a misurare ancora una volta l’ingegno e il valore dei nostri eroi.