Il drago del picco Gugliaghiacciata — Sessione 10

La compagnia, dopo il rientro trionfale con l’Ammazza-Draghi, non si concede riposo. Una nuova richiesta li spinge verso il santuario di Savras, un luogo sacro ma ora avvolto da un’aura di inquietudine. Voci di strani accadimenti e presagi oscuri hanno allarmato gli abitanti dei villaggi circostanti, e il gruppo si dirige deciso verso questa nuova minaccia.
Il santuario in rovina
Appena varcata la soglia del santuario, gli avventurieri percepiscono un’atmosfera di confusione e disordine. I simboli sacri di Savras, un tempo chiari e lineari, appaiono ora distorti e spezzati. L’aria è carica di visioni frammentate e rumori indistinti che sfidano la ragione.
Mentre avanzano tra le colonne spezzate e le stanze in rovina, improvvise apparizioni di figure indistinte si materializzano per un attimo nell’aria, suggerendo memorie di eventi passati o possibili futuri alternativi. Ognuno dei membri del gruppo avverte una pressione psichica crescente, come se il santuario stesso stesse cercando di sondare le loro paure più profonde.
Visioni e incubi
All’interno del cuore del santuario, le visioni si intensificano. Lampi di luce mostrano versi alternativi della realtà: un Phandalin arso dalle fiamme, un Picco Gugliaghiacciata sommerso dalla tempesta, gli stessi avventurieri sconfitti e caduti. Le immagini sono così vivide da sembrare reali, costringendo il gruppo a confrontarsi con i propri dubbi e timori più intimi.
Un’eco lontana risuona, un sussurro che sembra provenire da ogni direzione, immergendo la compagnia in un vero stato di paura e delirio. È solo grazie alla loro determinazione e alla forza interiore che riescono a mantenere la lucidità necessaria per avanzare.
La prova della verità
Nel nucleo più profondo del santuario, gli avventurieri trovano una sfera cristallina, emblema del potere divinatorio di Savras. La sfera proietta un ultimo affronto alle loro menti: un’enorme figura draconica avvolta nella luce e nel gelo, il riflesso di ciò che li attende nel confronto finale.
Con un ultimo sforzo collettivo, il gruppo spezza l’incantesimo della sfera, liberando il santuario dall’influenza psicotica che lo avvolgeva. Colori e suoni tornano alla normalità, e l’aria si fa più tersa, quasi come se il santuario stesso sospirasse di sollievo.
La compagnia lascia il luogo sacro con un senso di leggerezza ritrovata, ma anche con la consapevolezza che le visioni erano più di semplici illusioni: erano avvertimenti di ciò che potrebbe accadere se falliranno nello scontro decisivo che li attende.