L’urlo di Vyldara terrorizza anche l’occidente

Il drago del picco Gugliaghiacciata — Sessione 8

La rocca di Roccadascia non lascia tregua. Dopo aver interrotto il rituale dei cultisti e aver ritrovato un’esile quiete, gli avventurieri riprendono l’esplorazione degli spazi più profondi della fortezza. Un inquietante mormorio serpeggia nei corridoi, come un respiro carico di dolore e malvagità.

Vyldara, la banshee

Mentre avanzano con cautela, il gruppo scopre che quel suono non è un semplice eco, ma il lamento straziante di una figura spettrale. Dietro un angolo, in un corridoio avvolto dall’oscurità, si manifesta Vyldara, un tempo ambasciatrice caduta in disgrazia. La sua presenza è un mix di rabbia e rimorso, un fantasma assetato di vendetta dopo tradimenti e malefatte che l’hanno condotta alla morte.

L’urlo di Vyldara, un grido capace di piegare la volontà e gelare l’anima, risuona tra le mura. È una voce che confligge con il cuore stesso di chi la ascolta, ma gli avventurieri non si lasciano spezzare. Con determinazione, Elfeder richiama l’energia della natura per contenere l’onda di terrore, Tiamantha scocca frecce incantate al ritmo del battito del fantasma, e Arcibaldo sfrutta ogni apertura per colpire con precisione chirurgica.
Dopo uno scontro feroce e disperato, Vyldara si dissolve in un ultimo grido trascinante, svanendo tra le ombre.


Il bastione superiore

Liberata la fortezza dal tormento della banshee, il gruppo prosegue l’esplorazione fino al bastione superiore, un luogo che un tempo era un punto difensivo chiave per i nani che un tempo dominavano Roccadascia. Il silenzio qui è innaturale, come se la montagna stessa trattenesse il fiato.

Improvvisamente, dai recessi delle mura emergono ragni giganti, creature che hanno fatto del bastione la loro tana. I loro segreti silenziati per troppo tempo si traducono ora in una minaccia tangibile. Lo scontro è rapido ma intenso, e la tattica superiore degli avventurieri consente loro di eliminare gli aracnidi senza gravi perdite.

Quando l’ultimo ragno cade, l’eco del loro scoppio di vita si spegne, lasciando dietro di sé solo quiete.

Alla fine della ricognizione, la fortezza è completamente liberata da ogni male, e ogni angolo di Roccadascia può finalmente essere considerato sicuro.
Il gruppo lascia la rocca e torna verso la città, portando la notizia che un baluardo perduto da troppo tempo è stato riconquistato.

Mentre il sole cala dietro le montagne, l’aria si fa più calma, e un raro senso di soddisfazione e pace accompagna il cammino degli eroi, consapevoli di aver restituito alla regione un luogo di rifugio sicuro.