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La coterie

Tutti abbiamo strisce, tutti abbiamo corna.
— Catherynne M. Valente

Cittadina di provincia La coterie27 luglio 2026
La coterie

Quattro Fratelli Abbracciati alla fine degli anni Ottanta, tenuti insieme da qualcosa che nessuno di loro ha voglia di nominare. Da allora viaggiano in gruppo, si coprono le spalle e non fanno domande sul passato che condividono.

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Paul Clunie

Malkavian
Ex analista finanziario

Da vivo guardava numeri: leggeva colonne di dati per riconoscere il momento in cui il mercato stava per girare. Un lavoro importante e mortalmente noioso, così ha cominciato a vedere schemi anche dove i dati non ce n’erano. Poi una notte è arrivato uno sconosciuto, ed è cominciata una storia che non si è ancora chiusa. Adesso è convinto di esserne il protagonista: ogni cosa che succede ha una ragione, e la ragione è lui. Se gli altri non se ne accorgono è compito suo mostrarglielo. La coterie è il suo cast di supporto, i comprimari che esistono per far risaltare la sua presenza in scena. È un modo storto di volere bene a qualcuno, ma è comunque un modo.

Tutto quello che succede, succede perché io sono qui a vederlo.

Charles Cruz

Brujah
Cresciuto in strada, giustiziere per vocazione

È cresciuto in una strada dove il torto e la ragione si decidevano sul marciapiede, e ha sempre fatto la cosa giusta. Non vede alcun motivo per smettere adesso che è morto. Il malvagio va punito e il prepotente abbattuto: non tanto per proteggere chi non sa difendersi, quanto per colpire chi se lo merita. Non cerca gloria, preferisce lavorare in silenzio. Del vampiro che lo ha creato non gli è mai importato niente, lo considerava una seccatura. Il problema è che la strada su cui l’hanno messo non punta quasi mai dove punta la sua bussola. Ci sono state le volte in cui è scivolato, per fame o per rabbia, e da allora sta attento a non mettersi nelle condizioni di rifarlo.

Qualcuno deve pagare. Di solito tocca a me presentare il conto.

Aileen Doss

Toreador
Artista, argilla e olio su tela

Una vita fa era un’artista, e brava. Argilla e olio su tela, e dentro una sorgente di ispirazione che non aveva bisogno di essere cercata. La sua arte raccontava le cose leggere del mondo, le note alte dell’esistenza. Un giorno ha incontrato qualcuno che aveva un bisogno disperato di quella natura, e non sapeva che quando balli con il diavolo è il diavolo a condurre. Adesso è sterile e vive per vedere gli altri brillare al posto suo. Ogni tanto incontra qualcuno di davvero notevole, ne prende il sangue e per una notte torna a creare. All’alba distrugge sempre quello che ha fatto: è roba sua, e non deve vedere la luce del giorno.

Non creo più niente. Prendo in prestito chi sa ancora farlo.

Juana Jones

Nosferatu
La gattara del quartiere

La chiamavano la pazza gattara, e continuano a farlo. Lei li chiama pazzi pezzi di carne, ma mai in faccia: sarebbe scortese. Gli animali sono un’altra cosa. Non giudicano, vogliono bene senza chiedere niente in cambio e, soprattutto, obbediscono. Sogna di renderli un’estensione del proprio corpo, per andare dove lei non può andare e vedere quello che a lei è precluso. L’Abbraccio le ha ritorto la carne addosso e da allora gira sempre a volto coperto. Sta con gli altri tre perché sono suoi amici, non per dovere: quando tutto sarà polvere, pensa, forse loro quattro e gli animali saranno le uniche cose rimaste.

Gli animali non mi hanno mai chiesto cosa sono.