bassifondi-scarlatti

Una società cortese

Le porte si aprono in due modi. Conviene sapere a chi appartiene la mano dall'altra parte.
— Mateo Serrano

Milano Storia 4 23 maggio 2026

La notte successiva — Milano Est, rifugi

La notte di Mark non vi esce dalla testa. Troppi nomi nuovi, troppo poco tempo, e qualcuno che aspetta notizie da voi.

Stanotte siete in tre. Joao vi ha scritto — ha un impegno.

Avete due nomi dalla notte scorsa. Kieran — il Nosferatu, secondo Mark era amico stretto di Alan. La pista sull’Animale. E Olivia Cooper, polizia, che dall’altra parte sta indagando. Su entrambi, poco altro intorno. Marco e Syd si mettono all’opera, ognuno per la sua strada.

Renée resta in negozio. Sua sorella ha qualcosa da dirle.


Ore 20:30 — Milano Est, erboristeria

La voce della sorella è un po’ più alta del solito, quella che fa quando cerca di non sembrare preoccupata.

Oggi pomeriggio è passata una giornalista, dice. Gentilissima, biglietto da visita lasciato lì sul bancone — Olivia Marchetti, di una rivista mai sentita nominare. Niente di clamoroso, ma quel tipo di domande che alla sorella sono rimaste in testa.

Ha già controllato. La rivista non esiste, il numero nemmeno.

Una donna sui trentacinque, modi rilassati, attenzione al millimetro.

Renée la fa parlare, la rassicura, se ne occuperà lei.


Ore 20:30 — Milano Est, vecchi giri

Marco torna a battere i suoi vecchi posti. Il bar di un cugino, una sala da biliardo, l’ufficio di una concessionaria che non vende automobili. La sua vecchia rete fa rumore quando si chiede qualcosa di preciso.

La sua rete conferma. Olivia esiste. Polizia, viene da fuori, trasferita a Milano qualche anno fa. Non si sa di più, in quel giro, e quello che si sa è già strano.


Ore 20:30 — Navigli, Questura

Syd allunga le antenne dall’altro lato. Un contatto che gli deve qualcosa in Questura, una telefonata che a quell’ora non si rifiuta.

Olivia, conferma. Era sposata. È dedita al lavoro come una che la sera di Natale resta in ufficio. Quando può si muove ai confini delle procedure — niente di criminale, ma neanche di trasparente.


Ore 22:00 — Erboristeria, retrobottega

Vi ritrovate in negozio.

Marco e Syd hanno Olivia Cooper. Renée ha Olivia Marchetti — e chi sia questa seconda Olivia, nessuno di voi ha idea.

Due Olivia. Lo notate, vi guardate, lo scartate — nessuno fa una copertura tenendosi anche solo il nome di battesimo.

Cercate nel deepweb. Tutte e due le Olivia.

Della giornalista non c’è niente — né lei, né la rivista.

Della poliziotta, un’unica scia: un forum chiuso, una porta digitale senza maniglia. Dentro si entra per invito.


Ore 22:45 — Erboristeria, retrobottega

Il fax è una cosa che il negozio di Renée riceve da clienti vecchi che ancora ordinano da carta intestata. Stanotte ne arriva uno che non riguarda né tisane né dosaggi.

Un orario, un indirizzo. Firma in alto: M.S.


Ore 23:30 — CityLife, Piazza Tre Torri

A quell’ora CityLife è quasi vuota — i tavolini esterni richiusi a strisce, le tre torri accese a piani alterni, una vetrina che proietta luce ferma sul lastrico bagnato. Qualche passo lontano si sente prima che la sagoma si veda.

Accanto alla fontana spenta c’è un uomo solo, le mani in tasca. Appena vi vede vi viene incontro senza fretta — il passo di chi non è mai in ritardo perché è sempre arrivato prima.

Capelli neri pettinati indietro, cappotto buono ma non nuovo, sorriso da pubblicità d’epoca. La cortesia di chi sa farla, né troppa né poca.

Si presenta intero. Mateo Serrano. Nome e cognome, come chi non ha niente da nascondere — o ha imparato bene a fingere di non averlo. Stringe la mano a ognuno di voi a turno: presa misurata, niente che sporga, niente che ti rimanga in mano quando lascia.

Veniamo al punto, dice. Ha quel che serve. Un nome e un luogo. Il prezzo è che la cosa la sbrogliate voi.

Non vi fidate. Lui se l’aspetta — l’aveva già letto sulle vostre facce prima ancora di parlare. La garanzia ve la spiega senza enfasi, come si elenca un’offerta scritta a mano: se la cosa va a buon fine, il suo nome non lo fate; se va male, lo fate, e lo mettete nei guai. Si lascia esporre apposta.

O sa qualcosa di solido, o gli serve disperatamente che gli crediate. Forse tutte e due.

State al gioco. Lui vi dà quello che ha. Natale Conti, archivista al Politecnico, lavora di notte. Vi spostate a Città Studi.


Ore 00:30 — Città Studi, Politecnico

Il Politecnico di notte è una macchina enorme in stand-by. Qualche luce ai piani alti per chi resta tardi, aperta solo la guardiola laterale.

Ognuno di voi entra a modo suo.

Renée si presenta alla guardia con la storia di un fascicolo dimenticato in dipartimento.

La scusa è convincente, ma la Fame sceglie quel momento per farsi sentire — e la voce di Renée si carica di un tono che non ammette repliche. Forse troppo. La guardia non si oppone. Ma registra.

Renée è dentro. La Fame deve aspettare.

Syd non ha bisogno di pretesti. Nessuno lo vede entrare.

Marco aspetta sul retro. Renée e Syd, una volta dentro, gli aprono una finestra sulla scala antincendio.


Ore 01:00 — Politecnico, archivio

All’ultimo piano c’è una porta sola. Nessuna targhetta.

Bussate. Apre.

«Chi siete? Cosa volete?»

Vi fa entrare comunque. Dentro è un archivio — scaffali, cassettoni, qualche tavolo coperto di fogli, cartacce, fascicoli. L’odore della carta che a forza di restare ferma diventa una specie di muschio. Una manciata di lampade qui e lì, e nient’altro a illuminare la stanza.

Nessuno di voi fa nomi. Lasciate cadere domande vaghe, prove a vuoto. Lui risponde a tono, sposta le cose di lato, non concede niente.

Qualcuno di voi, a un certo punto, fa il nome di Alan.

Trasale. Per un secondo non controlla l’espressione.


Ore 01:30 — Politecnico, archivio

Poi comincia a parlare.

Si appoggia al bordo di una scrivania come chi sta per dire una cosa che ha detto solo a sé stesso, e a sé stesso troppe volte. Sotto la lampada bassa la sua faccia si vede meglio di prima — qualcosa nella mascella che non sta dove dovrebbe, una pelle che a luce diretta non riflette come pelle.

Potrebbe essere colpa sua, dice.

Era stato Alan a chiederglielo. Voleva imparare la forza che hanno i Fratelli — quella vera, quella che non si impara in palestra. Si poteva insegnare. Lui sapeva come. Aveva accettato.

Si insegna tramite il sangue.

Solo che il legame è scattato. Più in fretta di quanto avesse mai visto succedere, dice — e lo dice guardandosi le mani, non voi. Non doveva, non così. È scattato lo stesso.

Nel giro di poche notti Alan era dipendente — poi ossessionato. Per quello aveva tagliato i ponti.

Mentre racconta, Marco si muove nello spazio. Le scrivanie raccontano più dei loro proprietari, e lui ha imparato a leggerle negli anni. Trova una lettera scritta a mano in mezzo a un fascio di altre carte. Tre righe e una data: M.F. — grazie per la segnalazione. Aprile 2014. La piega, se la mette in tasca senza commentare.

Quando finisce di parlare resta dov’è, come chi aspetta una sentenza che sa già di meritare. Gli chiedete se è lui Natale Conti.

Alza lo sguardo. Per la prima volta da quando siete entrati lascia che la lampada lo prenda in pieno. La faccia che vedete adesso non è quella di prima. Non lo è mai stata — è solo quella che teneva al riparo dalla luce.

«Sì.» Una pausa. «Ma il mio vero nome è Kieran Cotterill.»

«Non ditelo a nessuno.»


Ore 02:00 — Politecnico, archivio

Decidete di tacere.

La ragione ve la dite tra voi, e nemmeno tanto chiaramente. Kieran serve. La sua parte ce l’ha, ma chi ha scatenato Alan al locale è qualcun altro — e quello volete.

Il favore ve lo tenete in tasca. Lui adesso sa di voi. Voi di lui.

Uscite tutti dalla finestra, giù per la scala antincendio.


Ore 02:30 — Erboristeria, retrobottega

Tornate al negozio di Renée.

C’è ancora un nome che vi balla in testa. Bo. L’aveva buttato lì Caruso, qualche notte fa — uno che Alan nominava ogni tanto, e nessuno sa chi sia.

Mark aveva detto che la coterie di Alan era camarillica. Se Bo non lo è, Nora può saperlo.

Chiamate il suo numero fisso. Risponde la solita segreteria. Le lasciate il messaggio: erboristeria, appena può, è importante.


Ore 03:30 — Erboristeria, retrobottega

Nora arriva. Non si toglie il giubbotto. Si siede sul bordo della sedia, ascolta.

Le chiedete di Bo. Lo conosce. Un anarchico. Compagno di bevute di Alan — almeno fino a quando bere con Alan era ancora una cosa che si faceva. Tipo difficile, dice. Non difficile da trovare. Difficile da convincere a starsene seduto cinque minuti nello stesso posto.

Vi promette di organizzarvi un incontro per la notte dopo.


Ore 04:30 — Milano Est, rifugi

Aggiornate Frida con un sms — qualche sviluppo, state seguendo piste. Come da accordi. La prima da qualche notte.

La risposta arriva subito: tic tac.

Resta la domanda grossa. Chi ha sguinzagliato l’Animale quella sera, e perché? Sembra un piano messo a punto per creare instabilità politica. Quel locale era di Robert Vasile, e Vasile non sembra il tipo che dorme tranquillo mentre le cose gli succedono attorno. Bo, in tutto questo, che ruolo ha?

Stanotte sono arrivate più risposte di quante ne aspettavate. Non tutte le notti sono così fortunate, meglio non abituarsi.

Domani notte tocca a Bo.