Qualche notte dopo — Milano Est, rifugi
Stanotte siete in tre.
Joao non c’è. Da un paio di notti la sua vena ha smesso di chiamarsi appuntamento e ha cominciato a chiamarsi pretesto. Lui non lo dice, ma chiunque sappia leggere il sangue lo vede. La voglia di lasciarlo lì dov’è viene da sé.
Avete un nome dalla notte scorsa: Olivia Cooper, polizia, e poco altro intorno. Marco e Syd escono ognuno per la sua strada.
Renée resta in negozio. Sua sorella ha qualcosa da dirle.
Ore 20:30 — Milano Est, erboristeria
La voce della sorella è un po’ più alta del solito, quella che fa quando cerca di non sembrare preoccupata.
Ieri è passata una giornalista, dice. Gentilissima, biglietto da visita lasciato lì sul bancone — Olivia Marchetti, di una rivista mai sentita nominare. Ha fatto il nome di Renée e qualche domanda di troppo.
Ha già controllato. La rivista non esiste, il numero sul biglietto è inesistente — dice la voce registrata.
Una donna sui trentacinque, gentile, sguardo che si posa un secondo di troppo.
Renée la fa parlare, la rassicura, le dice di salire pure di sopra. Quando rimane sola in negozio, resta ferma un attimo di troppo.
Ore 20:30 — Milano Est, vecchi giri
Marco torna a battere i suoi vecchi posti. Il bar di un cugino, una sala da biliardo, l’ufficio di una concessionaria che non vende automobili. La sua vecchia rete fa rumore quando si chiede qualcosa di preciso.
La sua rete conferma. Olivia esiste. Polizia, di fuori, trasferita a Milano qualche anno fa. Non si sa di più, in quel giro, e quello che si sa è già strano.
Ore 20:30 — Questura, un debito vecchio
Syd allunga le antenne dall’altro lato. Un contatto che gli deve qualcosa in Questura, una telefonata fatta a un’ora che non si fa.
Olivia, conferma. Era sposata. È dedita al lavoro come una che la sera di Natale resta in ufficio. Quando può si muove ai confini delle procedure — niente di criminale, ma neanche di trasparente.
Ore 22:00 — Erboristeria, retrobottega
Vi ritrovate in negozio.
Marco e Syd hanno Olivia Cooper. Renée ha Olivia Marchetti.
Due Olivia. Lo notate, vi guardate, lo scartate — nessuno fa una copertura tenendosi anche solo il nome di battesimo.
Cercate nel deepweb. Tutte e due le Olivia.
Della giornalista non c’è niente — né lei, né la rivista.
Della poliziotta, un’unica scia: un forum chiuso, una porta digitale senza maniglia. Dentro si entra per invito.
Renée resta a fissare lo schermo più del dovuto.
Ore 22:45 — Erboristeria, un fax
Il fax è una cosa che il negozio di Renée riceve da clienti vecchi che ancora ordinano da carta intestata. Stanotte ne arriva uno che non riguarda né tisane né dosaggi.
Un orario, un indirizzo. Firma in alto: M.S.
Ore 23:30 — CityLife, Piazza Tre Torri
Mateo Serrano vi aspetta in piazza. A quell’ora la piazza è quasi vuota — qualche tavolino esterno chiuso, una vetrina che proietta luce sul lastrico, qualche passo lontano che si sente prima che la sagoma si veda.
Lui è in piedi, fermo, le mani in tasca. Appena vi vede vi viene incontro.
Capelli neri pettinati, sorriso da pubblicità d’epoca. Cortesia che ha la temperatura di una stanza chiusa da settimane.

Ha quel che serve. Un nome e un luogo. Il prezzo è che la cosa la sbrogliate voi.
Non vi fidate. Lui se l’aspetta. La garanzia è asimmetrica: se la cosa va a buon fine, il suo nome non lo fate; se va male, lo fate, e lo mettete nei guai. Si lascia esporre apposta.
O sa qualcosa di solido, o gli serve disperatamente che gli crediate. Forse tutte e due.
State al gioco.
Ore 00:30 — Città Studi, Politecnico
Il Politecnico di sera è una cosa diversa dal Politecnico del giorno. Ognuno di voi entra a modo suo.
Renée si presenta alla guardia notturna con la posa di chi ha dimenticato dei fascicoli importanti in dipartimento.
La scusa è convincente. La Fame sceglie quel momento per salire — e la voce di Renée si carica di un tono che non ammette repliche.
La guardia si fa da parte senza dire niente, senza guardarla mentre passa.
Renée è dentro. La Fame deve aspettare.
Syd non ha bisogno di pretesti. Nessuno lo vede entrare.
Marco aspetta sul retro. Renée e Syd, una volta dentro, gli aprono una finestra sulla scala antincendio.
Ore 01:00 — Archivio del dipartimento
All’ultimo piano c’è una porta sola. Nessuna targhetta.
Bussate. Apre.
«Chi siete? Cosa volete?»
Vi fa entrare comunque. Dentro è un archivio — scaffali, cassettoni, qualche tavolo coperto di fogli, cartacce, fascicoli. L’odore della carta che a forza di restare ferma diventa una specie di muschio. Una manciata di lampade qui e lì, e nient’altro a illuminare la stanza.
Nessuno di voi fa nomi. Lasciate cadere domande vaghe, prove a vuoto. Lui risponde a tono, sposta le cose di lato, non concede niente.
Qualcuno di voi, a un certo punto, fa il nome di Alan.
Trasale. Per un secondo non controlla l’espressione.
Ore 01:30 — Archivio, dopo il nome
Poi comincia a parlare.
Potrebbe essere colpa sua, dice.
Era stato Alan a chiederglielo. Voleva imparare la forza che hanno i Fratelli — quella vera, quella che non si impara in palestra. Era una cosa che sapeva insegnare. Aveva accettato.
Si insegna tramite il sangue.
Solo che il legame è scattato. Non doveva, non così in fretta. È scattato lo stesso. Alan dipendente nello spazio di poco tempo.
Aveva tagliato i ponti prima che la cosa precipitasse.
Alan era diventato sempre più insistente, sembrava ossessionato.
Mentre racconta, Marco si muove nello spazio. Le scrivanie raccontano più dei loro proprietari, e lui ha imparato a leggerle negli anni. Trova una lettera scritta a mano in mezzo a un fascio di altre carte. Tre righe e una data: M.F. — grazie per la segnalazione. Aprile 2014. La piega, se la mette in tasca senza commentare. Non sa ancora se vale qualcosa. Sa che vale qualcosa.
Quando finisce, gli chiedete se è lui Natale Conti.
«Sì.» Una pausa. «Ma il mio vero nome è Kieran Cotterill.»

«Non ditelo a nessuno.»
Ore 02:00 — Un debito, e una uscita
Decidete di tacere.
La ragione ve la dite tra voi, e nemmeno tanto chiaramente. Kieran serve. La sua parte ce l’ha, ma chi ha scatenato Alan al locale è qualcun altro — e quello volete.
Il favore ve lo tenete in tasca. Lui adesso sa di voi. Voi di lui. In questa città è così che si comincia.
Uscite tutti dalla finestra, giù per la scala antincendio. Fuori, l’aria di Città Studi sa di pioggia che non è ancora arrivata.
Ore 02:30 — Erboristeria, retrobottega
Tornate al negozio di Renée.
C’è ancora un nome che vi balla in testa. Bo. L’aveva buttato lì Caruso, qualche notte fa — uno che Alan nominava ogni tanto, e nessuno sa chi sia.
Mark aveva detto che la coterie di Alan era camarillica. Se Bo è un Fratello e non è camarillico, è anarchico o della Chiesa di Caino. Se anarchico, Nora può saperlo.
Chiamate il suo numero fisso. Risponde la solita segreteria. Le lasciate il messaggio: erboristeria, appena può, è importante.
Ore 03:30 — Erboristeria, retrobottega
Nora arriva.
Le chiedete di Bo. Lo conosce. Un anarchico, un compagno di bevute di Alan.
Vi promette di organizzare un incontro per la notte dopo.
Stanotte sono arrivate più risposte di quante ve ne aspettavate. Notte fortunata, meglio non farci l’abitudine. È il momento di tornare ai rifugi.
