Nessuno li ha preparati, nessuno li ha scelti. Si sono trovati per caso — quattro neonati uniti dalla stessa fame e dalla stessa ignoranza su cosa siano diventati. Il resto lo stanno scoprendo notte dopo notte.
João Miguel Semedo
Nato nel 1988 a Tor Bella Monaca, periferia di Roma. Madre capoverdiana, padre assente. Cresciuto tra i palazzoni, ha cominciato a scrivere sui muri — poesia concreta, graffiti, parole che tagliano. Il tag era SAMO. Un pittore famoso lo ha portato nel suo mondo: arte, amore, eroina. Quando il maestro è morto, Miguel ha perso tutto insieme. Si è trascinato fino a Milano. Una notte, in un locale di Lambrate, l’Abbraccio è arrivato come l’eroina: un lampo di estasi, poi il buio. Ora vive in un bilocale con le pareti coperte di disegni. Ancora bellissimo, ma fragile. L’Abbraccio non ha cambiato la fame — ne ha solo aggiunta un’altra.
La bellezza è una trappola. Lo sapevo anche prima.
Marco Fumagalli
Ventisette anni, da Rho. Classe operaia, nonno milanista, stadio fin da bambino. Si è fatto un nome tra gli ultras del Milan Club Gianni Rivera — spericolato nel rubare striscioni, valoroso nelle risse. Durante uno scontro con i bergamaschi è stato accoltellato e lasciato a morire dissanguato. Costa lo ha trovato così e lo ha Abbracciato. Si è svegliato con una fame nuova e una rabbia che bruciava più forte di qualsiasi rissa. Ufficialmente latitante, vive in un appartamento di edilizia popolare. Per la gente del quartiere è uno che è sparito. Il sangue non si ferma più ai pugni.
Non ho mai avuto paura di prenderle. Adesso non ho più paura di darle.
Renée Marquez
Renée ha sempre osservato il mondo come un sistema di corrispondenze tra il vegetale e il vivente — foglie che imitano organi, radici che si insinuano come vene. La sua farmacia-erboristeria nella Milano moderna è diventata un laboratorio silenzioso ma molto frequentato. L’Abbraccio è arrivato in silenzio, come una spora che attecchisce di notte. Da quel momento le corrispondenze non sono più metafore: sono verità che le esplodono nella testa senza preavviso. Parla poco e osserva molto. Quando interviene lo fa con una fermezza che non lascia spazio a repliche. Vuole proteggere la natura — non per idealismo, ma perché la vede come un sistema perfetto di equilibri che gli umani continuano a violare.
Le radici sanno sempre dove trovare il sangue.
Syd
Pino, nato a Corvetto. Non un boss — uno che vede, ascolta e ricorda. Pedinamenti, recupero crediti, sorveglianza. La notte ascoltava ossessivamente i Pink Floyd, soprattutto Syd Barrett. Una notte seguì un traffico sospetto alla periferia di Milano e trovò qualcosa che non apparteneva al mondo umano. Una Nosferatu vide in lui un uomo capace di affrontare l’orrore senza perdere la testa, e lo scelse. Quando si risvegliò, la sua carne si era contorta in una maschera mostruosa. Scelse un nuovo nome — Syd — come Barrett. Oggi lavora come Investigatore di Dominio, si muove tra bar malfamati, tunnel della metro e fogne. Conosce la città come un ratto conosce il labirinto.
Non serve essere belli per vedere tutto.