Settimane di navigazione nel silenzio argenteo del Mare Astrale. La nave calamaro è strana al tatto — scafo gommoso, decorazioni geometriche, sistemi che rispondono solo dopo lunghe pause. Fel Ardra al timone, Topolah alla rotta, Norik ai motori.
Per cicli, Krux non parla. Resta chiuso in cabina, Warwyck seduto fuori dalla porta. Mei entra a portare cibo senza una parola. A metà viaggio Krux trova la voce — fissa la parete davanti a sé:
«…ho sparato io. Flinch l’aveva detto. La vendetta non riporta indietro niente.»
Mei lo guarda severa, poi esce. Krux resta in cabina ancora del tempo.
Flinch sul ponte, di nuovo silenzioso. Ma ora per scelta, non per giuramento.
Cambi di rotta
Verso la fine del viaggio qualcosa cambia. Topolah lo dice per prima, sul ponte:
«Io andrei dove andate voi.»
Nessuno la contraddice.
Burt Fluke sale sul ponte. Si spoglia dell’armatura — pesante, butterata. Getta i pezzi oltre il parapetto, uno alla volta. La nebbia argentea li inghiotte.
«Ne ho avuto abbastanza di massacri. Voglio ricostruire qualcosa.»
Y’thraka chiede a Kae’ryn di Celestian, di chi non segue i dogmi githyanki. Lei risponde a ciò che deve, senza promesse. Lui rinuncia.
Krux esce dalla cabina più volte negli ultimi cicli. Resta sul ponte, a guardare Fel Ardra al timone. Lei se ne accorge.
È Fel Ardra a parlare per prima — una battuta sulla rotta. Krux risponde. Poi le poggia una mano sulla spalla. Lei non si scosta.
Warwyck lo capisce per primo. Sorride.
«Un giff non molla un compagno. Non molla nemmeno un amico.»
Flinch è sempre più vicino a Topolah. Lefty gioca con i suoi capelli.
E Topolah, quando crede di non essere vista, parla a Lefty a bassa voce.
Il ritorno

Quando appare Sharn, è già alba.
Le viti di cristallo che avevano stretto il pianeta come una mano stanno appassendo. Ci vorrà tempo. Il sole sorge.
Topolah fa ammarare la nave calamaro al largo. Poi rotta verso il porto, lentamente.
Krux è il primo a toccare terra. Cammina fino al margine di un campo che era stato grano e adesso è cenere. Raccoglie un pugno di terra.
«…almeno questo c’è ancora.»
Fel Ardra gli prende l’altra mano. Kae’ryn e Y’thraka si inginocchiano poco oltre, in preghiera a Celestian. Burt Fluke guarda l’orizzonte, si tocca dove c’era l’armatura: niente. Topolah scende con Flinch e Lefty.
I cinque guardano i loro alleati. Non c’è una nave da pilotare, non c’è una rotta da decidere, non c’è un drago all’orizzonte.
«E adesso?» dice qualcuno.
Le vite dopo
Sharn li riassorbe uno alla volta.
Il laboratorio delle Tre Lune di Norik era venuto giù il giorno in cui erano scese le radici cristalline. Lo rimettono in piedi a quattro — Norik, Krux, Warwyck, Burt Fluke. Quando l’ultima parete è in piedi nessuno dei tre giff se ne va. Cominciano a lavorare con lui.
Hyppolita è con loro più di quanto non sia altrove. Per la prima volta in vita sua non è la sola giff in città.
Mei torna a quello che resta del negozio di Madame Lutien — distrutto dalle radici cristalline il giorno in cui tutto era cominciato. Fel Ardra la raggiunge dopo poco. Insieme rimettono in piedi il negozio, scaffale dopo scaffale.
Topolah, Flinch e Lefty rilevano una torre abbandonata alla periferia del distretto inferiore. Topolah la trasforma in un osservatorio. Mork ci sale ogni settimana, allievo dell’Accademia. Topolah gli insegna le rotte del cielo. Flinch sta accanto a lui mentre studia. Lefty caccia i topi.
Kae’ryn al tempio del crepuscolo dove l’avevano sempre lasciata predicare a metà — finalmente predica per intero. Sul nuovo altare di Celestian brillano i frammenti di Xaryxispace che è riuscita a portare a casa. Y’thraka vive accanto a lei. La assiste.
Una volta all’anno, Topolah apre una bottiglia di Champagne du le Stomp e ne versa metà sul terreno. L’altra metà la beve guardando il cielo — in memoria di chi brilla come una stella.
I cinque si vedono spesso.
Qualcuno aveva raccolto un ramo di Starbough prima di lasciare il Tempio della Luce.
È affidato alla terra come un seme, stavolta della rinascita.
