Un lamento percorre i corridoi di Roccadascia, debole ma costante. Non il vento — le pietre sono troppo spesse per il vento. Qualcosa soffre nel cuore della fortezza, e il suono si porta dietro un freddo che non ha niente a che fare con la temperatura.
Vyldara, la banshee
Le torce si spengono una dopo l’altra man mano che il gruppo avanza. Dietro un angolo, in un corridoio ormai completamente buio, si manifesta Vyldara. Un tempo ambasciatrice elfica, poi tradita e uccisa — ora intrappolata tra rabbia e dolore. La sua forma spettrale oscilla tra bellezza perduta e orrore puro.
L’urlo arriva senza preavviso.
Un grido che gela il sangue e fa vacillare la vista. Le pareti vibrano. Le torce si spengono.
Ma il gruppo non si spezza. Elfeder richiama l’energia della natura per contenere l’onda di terrore. Tiamantha scocca frecce incantate tra un urlo e l’altro. Arcibaldo sfrutta ogni apertura, colpendo la forma che si dissolve e si ricompone.
Vyldara cade con un ultimo grido trascinante, dissolvendosi nel buio.
Il bastione superiore
Liberata dal tormento della banshee, la fortezza cede il suo ultimo segreto. Il bastione superiore — un tempo punto difensivo chiave — è diventato la tana di ragni giganti che hanno tessuto le loro ragnatele dove i nani piantavano stendardi.

Lo scontro è rapido ma intenso, tra fili appiccicosi e veleno che corrode l’acciaio. Le ragnatele bruciano bene — e quando l’ultimo aracnide cade, per la prima volta dall’ingresso nella rocca l’aria è respirabile.
Roccadascia è libera.
Il gruppo esce alla luce del tramonto portando una notizia che cambierà Phandalin: un baluardo perduto da generazioni è stato riconquistato.